Irlanda, Spagna, Slovenia e Paesi Bassi hanno annunciato che non parteciperanno alla settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest, in programma a Vienna per maggio 2026, dopo la conferma da parte dell’EBU dell’ammissione di Israele.
Secondo questi paesi, la partecipazione di Israele non è più compatibile con i principi dell’evento. Lo slogan del contest è “United by Music”, ma non ad ogni costo: le responsabilità di Israele nella guerra a Gaza e la perpetua violazione dei diritti umani degli ultimi due anni superano dei limiti non negoziabili.

Israele all’Eurovision Song Contest: scatta il boicottaggio

Già durante le edizioni del 2024 a Malmo e quella del 2025 a Basel ci sono state proteste pro Palestina. Nel 2024 la polizia svedese ha contato tra i 10.000 e i 12.000 manifestanti, tra cui Greta Thunberg, tra le strade di Malmo.
L’EBU, lo European Broadcasting Union, ha votato delle nuove politiche di voto dopo le evidenti manipolazioni durante l’edizione del 2025. Secondo l’organo che gestisce il festival di musica dal vivo più grande del mondo, rafforzare le misure di trasparenza e neutralità permetterà a tutti i paesi di partecipare. Questa decisione è stata ritenuta sufficiente, dunque l’ammissione di Israele è stata confermata senza neanche essere votata.

Da anni l’Eurovision è teatro di battaglie politiche, a partire dai diritti LGBTQIA+ fino al sostegno all’Ucraina dall’inizio della guerra. Israele, infatti, non sarebbe stato il primo paese ad essere bandito dal momento che nel 2022 è stata esclusa la Russia e nel 2021 la Bielorussia dopo la rielezione di Lukashenko.
Secondo il giornalista e autore televisivo Eddy Anselmi, è proprio la politicizzazione del contest musicale ad aver prodotto la situazione attuale.

L’avvento della questione palestinese nel 2024, dopo gli attacchi del 7 ottobre, ha spaccato le voci dell’evento: il governo israeliano ha sostenuto apertamente la propria cantante Yuval Raphael, parlando di orgoglio nazionale ferito dopo il 7 ottobre, ma si è sempre rifiutato di assumersi le responsabilità di due anni di genocidio e più di 70 di occupazione.
Oltre a Irlanda, Spagna, Slovenia e Paesi Bassi, anche altri paesi, tra cui Svezia e Finlandia, stanno valutando di boicottare l’evento. Si trattatterebbe del più grande boicottaggio nella storia dell’Eurovision, che potrà avere delle implicazioni sugli ascolti e sui guadagni.

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