Per raccontare la vitalità di una scena musicale non basta fermarsi ai grandi nomi: bisogna seguirne le traiettorie, ascoltarne le differenze, osservare come una tradizione continui a rinnovarsi. Giovedì 15 ottobre, il Bologna Jazz Festival offre questa possibilità con una serata che mette in dialogo quattro progetti, quattro linguaggi e altrettante idee di musica.

Il programma del 15 ottobre del Bologna Jazz Festival

La prima tappa è alle 21.30 al Binario 69, dove sale sul palco il Matteo Addabbo Organ Trio, con Addabbo all’organo Hammond, Andrea Mucciarelli alla chitarra e Andrea Beninati alla batteria. Il trio si muove nel territorio del soul jazz, aprendosi al blues, al funk e al jazz contemporaneo. Al centro c’è il suono inconfondibile dell’Hammond, strumento dalla doppia natura: sostiene l’armonia, disegna linee melodiche e imprime una spinta ritmica che contribuisce a definire il carattere dell’ensemble. Pianista, tastierista, organista e compositore senese, Addabbo ha costruito un percorso attraverso diversi linguaggi della musica afroamericana. Nel trio, organo, chitarra e batteria puntano su un’interazione diretta, fatta di dialogo e dinamismo, per un suono compatto ma aperto all’improvvisazione.

Alle 22, al Camera Jazz & Music Club, è la volta del quintetto guidato da Vladimir Kostadinović, batterista e compositore serbo attivo sulla scena internazionale. Il progetto si lega a “Iris”, album pubblicato nel 2025 per Criss Cross Jazz, in cui la ricerca ritmica incontra la tradizione del jazz della East Coast. Poliritmie, strutture polimetriche e scrittura articolata si intrecciano con lo swing, lasciando spazio al confronto tra i solisti. Accanto a Kostadinović, il festival annuncia Alex Sipiagin alla tromba, Tony Lakatos al sax tenore, Joe Locke al vibrafono e Joshua Ginsburg al contrabbasso. Una formazione che accosta timbri e personalità differenti, facendo convivere rigore compositivo e libertà improvvisativa.

Sempre alle 22, allo Sghetto Club, il protagonista è LOX, batterista e compositore della scena londinese, che presenta “The Eight Gates”, album d’esordio pubblicato nel giugno 2026 dall’etichetta Jazz Re:freshed. Il disco guarda all’universo narrativo del manga e della serie animata “Naruto”, trasformando il riferimento alle “Otto Porte” in una metafora della perseveranza, della costruzione dell’identità e del superamento dei propri limiti. Più che un omaggio all’immaginario anime, il progetto utilizza questo universo come chiave per raccontare la crescita personale e la ricerca di una voce artistica. A caratterizzare il lavoro è anche lo steel pan, strumento legato alle radici musicali di LOX, che entra in una trama sonora capace di intrecciare jazz moderno, suggestioni orchestrali e sonorità fusion.

Alle 22.15, alla Cantina Bentivoglio, la serata cambia registro con Boris Cevapcici, nome d’arte di Paolo Proserpini, e il progetto “Per amore o per mancanza di idee migliori”. Qui il jazz lascia spazio a un racconto più vicino alla canzone d’autore, alla confessione personale e alla scrittura che accosta ironia e malinconia. Già nel titolo si intravede una dichiarazione di poetica: l’amore come esperienza, ma anche come spiegazione possibile – talvolta ironica – delle nostre scelte e contraddizioni. Proserpini, alla chitarra e alla voce, è affiancato da Rachel Doe e Lisa Manara alle voci, Danilo Mineo alle percussioni, Filippo Cassanelli al contrabbasso e al basso, Antonio Freno al pianoforte e alle tastiere e Tommy Ruggero alla batteria.
Quattro progetti, quattro modi di abitare il presente musicale, in una serata che racconta il jazz non come un linguaggio immobile, ma come spazio aperto, capace di assorbire influenze e trasformarsi.