Come si abita un mondo che sembra diventare ogni giorno più fragile? E quanto possono aiutarci le storie degli altri a comprendere ciò che accade intorno a noi e dentro di noi? È attorno a queste domande che si sviluppa “Orizzonti dell’animo, orizzonti del mondo”, il titolo scelto per l’undicesima edizione di “Agorà”, la stagione di teatro diffuso dell’Unione Reno Galliera.
Dal 14 novembre 2026 al 23 maggio 2027, 22 appuntamenti attraverseranno gli otto Comuni dell’Unione Reno-Galliera, portando spettacoli e occasioni di confronto nei teatri, nelle biblioteche e negli spazi culturali. Alla direzione artistica torna Alessandro Amato, alla sua sesta stagione, con un programma che mette in dialogo le inquietudini individuali e le grandi questioni collettive.
La nuova stagione teatrale di Agorà
Non è casuale che il cartellone si apra con “La guerra non è ancora cominciata”, testo del drammaturgo russo Mikhail Durnenkov, in scena il 14 novembre al Teatro La Casa del Popolo di Castello d’Argile. Attraverso episodi che alternano comicità e dramma, lo spettacolo racconta una guerra che non si manifesta direttamente, ma si insinua nelle relazioni, nei comportamenti e nelle piccole aggressioni quotidiane. La violenza, prima ancora di esplodere, sembra già abitare la vita di tutti i giorni.
Una riflessione sul potere e sulle sue tracce attraversa anche “L’autunno dei succubi” di Nino Haratischwili, che chiuderà la stagione il 22 e 23 maggio a Castello d’Argile. In una villa isolata durante una guerra civile, tre donne restano intrappolate in rapporti di potere, dipendenza e sopravvivenza. Anche quando il potere sembra scomparire, le gerarchie che ha generato continuano a riprodursi nelle relazioni.
Che cosa accade, invece, quando vengono meno i legami che dovrebbero proteggerci? In “Ivan e i cani”, interpretato da Federica Rossellini, la storia vera di un bambino abbandonato nelle strade della Mosca degli anni Novanta diventa una riflessione sulla sopravvivenza e sull’accoglienza. Quando il mondo degli adulti smette di offrire riparo, una muta di cani randagi si trasforma per Ivan in una comunità inattesa.
È fatta di gesti minimi, consuetudini e momenti di complicità la relazione al centro di “Oliviero”, del Teatro dei Borgia. Lo spettacolo racconta l’intorno tra un assistente sociale e un uomo solo, segnato dall’alcolismo, mettendo alla prova il confine tra dovere professionale e vicinanza umana. La cura, in questo caso, prende forma nella quotidianità e nella possibilità di riconoscere l’altro al di là del ruolo che ricopre.
Un rapporto diverso con la cura emerge in “Dedicato”, nato dall’esperienza autobiografica di Ermelinda Nasuto. La malattia e un corpo diventato improvvisamente estraneo aprono una riflessione sul modo in cui cambia la percezione di sé quando vengono meno le certezze. Prendersi cura significa allora non soltanto intervenire, ma anche trovare nuove forme di relazione con sé stessi, con gli altri e con il tempo.
La dimensione privata diventa a sua volta una lente attraverso cui osservare le trasformazioni della società. In “Hamlet Travestie”, la compagnia Punta Corsara rilegge Shakespeare attraverso le vicende di una famiglia napoletana alle prese con il lavoro, i debiti, la casa e i figli. La tragedia classica incontra le difficoltà del presente e si reinventa attraverso una quotidianità in cui le tensioni familiari riflettono quelle sociali.
Anche l’amicizia può diventare uno spazio in cui misurare il tempo, le disuguaglianze e la possibilità di cambiamento. In “Storia del nuovo cognome. L’amica geniale a fumetti vol. 2”, Fanny & Alexander porta in scena il legame tra Lila e Lelù, nato dall’universo narrativo di Elena Ferrante e dalle illustrazioni di Mara Cerri. Al centro ci sono i legami che resistono alle trasformazioni, il desiderio di emancipazione e il potere dell’immaginazione.
Le questioni dell’identità e delle differenze trovano spazio in due spettacoli che adottano prospettive e linguaggi distinti. “Divulgazione sui generis” di Rossella Dassu attraversa testi letterari, miti e ricordi per interrogare la costruzione storica della subordinazione femminile e delle minoranze di genere. “DIVERSetà” in Giuditta Cambrieri affronta invece la menopausa e il rapporto con la propria identità attraverso l’ironia, con una proposta accessibile a persone sorde e utenti.
Ma abitare il mondo significa anche interrogarsi sul futuro e sulle responsabilità che comporta. In “Dad or Alive”, la compagnia BumBumFritz mette in relazione il desiderio di diventare genitori con l’incertezza economica, la crisi climatica e l’ecoansia. La scelta di avere un figlio si allarga così a una domanda collettiva: quale mondo stanno preparando gli adulti per le generazioni che verranno?
“Il dilemma dei cento girasoli fotovoltaici” di Matrice Teatro accosta la fine di una relazione sentimentale alla crisi del pianeta, mettendo a confronto due legami che richiedono attenzione, responsabilità e la capacità di accettare ciò che non si può controllare.
Lo sguardo sul futuro si sposta poi sulle nuove generazioni con “La futura classe dirigente” di Caterina Marino, nato da oltre un anno di interviste a bambini e bambine. Ecologia, razzismo, genere, denaro, potere e paura del futuro emergono dalle loro parole, affidate in scena a performer adulti. Non si tratta soltanto di dare voce ai più piccoli, ma di interrogare gli adulti sulla propria disponibilità ad ascoltarli e ad assumersi le proprie responsabilità.
Dalla voce dei più giovani alla memoria di chi ha attraversato la violenza della storia, il teatro diventa anche uno spazio di testimonianza. “La luce danza irrequieta” restituisce voce al diario di Carla Simons, che racconta la persecuzione nazista e la deportazione ad Auschwitz. La parola si intreccia alla musica e trasforma una vicenda personale in un’esperienza condivisa, affidando alla memoria la possibilità di parlare al presente.
A quarant’anni dal disastro nucleare, “Reportage Chernobyl. L’atomo e la vanga. La scienza e la terra” di Roberta Biagiarelli riparte dalle testimonianze raccolte da Svjatlana Aleksievič per interrogare il rapporto tra scienza, tecnologia, ambiente e responsabilità umana. Un altro modo per riflettere sulle conseguenze delle scelte collettive e sul rapporto, sempre più fragile, tra gli esseri umani e il pianeta.
La memoria storica torna al centro di “Mimma”, produzione del Teatro dell’Argine dedicata a Irma Bandiera, partigiana bolognese. La sua vicenda riporta all’attualità il significato delle scelte individuali, del coraggio e della capacità di prendere posizione.
Anche i classici diventano strumenti per leggere il presente. “Il coccodrillo” di Dostoevskij si trasforma in una satira del profitto e della fiducia cieca nel progresso; “Il vecchio e il marlin”, ispirato a Hemingway, mette invece in scena l’incontro tra un pescatore e un pesce, trasformandolo in un confronto ironico e poetico tra esseri viventi.
A tenere insieme questi orizzonti è anche l’immagine della stagione, firmata da Lisa Lazzaretti. In un futuro immaginario, il regno vegetale sembra sul punto di abbandonare la Terra e una bambina si aggrappa a una pianta: forse per trattenerla, forse per partire con lei. L’immagine resta sospesa tra perdita e possibilità e rendere visibile la fragilità del rapporto tra gli esseri umani e il pianeta.
Accanto agli spettacoli, torna “Il Sofà di Agorà”, realizzato in collaborazione con Altre Velocità. Il ciclo di incontri offre ad artisti e compagnie l’occasione di raccontarsi al pubblico fuori dal palcoscenico, aprendo uno spazio informale di dialogo sul lavoro teatrale e sui percorsi personali.
ASCOLTA L’INTERVISTA AD ALESSANDRO AMATO:







