Chi è LEI? È attorno a questa domanda, semplice solo in apparenza, che si sviluppa “LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre”, la mostra che dal 2 ottobre all’8 marzo porta al primo piano del Palazzo del Governatore di Parma una selezione di 76 opere provenienti esclusivamente dalla collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

A Palazzo del Governatore a Parma la mostra “LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre”

Sette sezioni tematiche e quattordici sale costruiscono un percorso attraverso l’Ottocento, la modernità e il contemporaneo. Non una semplice galleria di ritratti femminili, dunque, ma un viaggio attraverso i modi in cui l’arte ha guardato alle donne e, insieme, attraverso il modo in cui le donne hanno progressivamente conquistato il diritto di guardare e raccontare se stesse.
Il percorso comincia con “Lei come ideale”, dove la figura femminile appartiene ancora in larga misura a un universo di bellezza, sentimento e perfezione. È il mondo di Francesco Hayez, ma anche di Filippo Agricola, Giovanni Fattori, Adriano Cecioni, Domenico Morelli, Giacomo Manzù, Arturo Dazzi e Pericle Fazzini.

Con “Lei nella modernità”, invece, la donna entra nella complessità della vita contemporanea. Le immagini si fanno più inquiete, più quotidiane, meno legate a un unico modello di bellezza. Accanto a Tranquillo Cremona e Giuseppe de Nittis compaiono Umberto Boccioni, Gino Severini, Giorgio de Chirico, Mario Sironi, Filippo de Pisis e Antonietta Raphaël Mafai.
È però nella terza sezione, “Lei come enigma”, che il ritratto comincia a mettere davvero in discussione il proprio compito. Artisti come Amedeo Modigliano, Medardo Rosso, Arturo Martini, Giovanni Boldini, Ignacio Zuloaga y Zabaleta, Anders Leonard Zorn, Martha Stettler e Paolo Troubetzkoy allontanano la figura dalla semplice esigenza di riconoscibilità. Gli occhi possono diventare finestre chiuse, i lineamenti allungarsi fino a perdere quasi ogni riferimento realistico, il corpo trasformarsi in una forma.

La donna ritratta non è soltanto qualcuno da riconoscere: è qualcuno da interpretare. E se un volto non basta a restituire una persona, allora la domanda diventa inevitabile: quanto conosciamo davvero qualcuno attraverso il suo ritratto?
È una domanda che attraversa la sezione successiva, “Lei, il corpo, il volto, la presenza”, dove entrano in scena quattro giganti dell’arte del Novecento: Gustav Klimt, Pablo Picasso, Vincent van Gogh e Kees van Dongen.
Klimt trasforma il corpo femminile in una superfice preziosa e sensuale. Picasso lo scompone e lo ricostruisce, mettendo in crisi l’idea stessa di una fisionomia stabile. Van Gogh cerca nel volto una dimensione psicologica, una presenza umana che va oltre la semplice somiglianza. Van Dongen porta invece la figura femminile dentro una dimensione mondana, vibrante, moderna.

Il percorso prosegue con “Lei e l’intimità”. Qui lo sguardo si fa più vicino. Entrano in gioco Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Alberto Savinio, Alberto Giacometti, John Rutherford Armstrong, Dora Maar e Man Ray. Il ritratto non racconta più soltanto l’aspetto esteriore: racconta una relazione.
Perché ogni ritratto implica almeno due persone: quella che viene rappresentata e quella che rappresenta. E tra le due esiste sempre una distanza, una tensione, una forma di potere. Guardare qualcuno significa infatti scegliere come mostrarlo, cosa rivelare e cosa lasciare fuori dall’immagine.

La quinta sezione, “Lei prende la parola”, introduce allora un cambiamento fondamentale: la donna non è più soltanto il soggetto rappresentato da qualcun altro. La presenza di artiste come Dora Maar, Francesca Woodman, Giosetta Fioroni, Vanessa Beecroft e Marinella Senatore porta il discorso verso l’autodeterminazione dello sguardo.
Con Francesca Woodman, in particolare, il corpo diventa uno spazio di ricerca sull’identità, sulla presenza e sull’assenza. La fotografia non serve più semplicemente a fissare un’immagine: diventa un modo per interrogare se stessi, per mettere in discussione il confine tra chi guarda e chi viene guardato.

L’ultima parte del percorso, “Lei, infinite identità. Dal ritratto alla persona”, porta il discorso nel contemporaneo. Vanessa Beecroft, Francesco Vezzoli, Massimo Campigli, Amedeo Bocchi, Stefano Arienti, Giuliano Vangi, Giuseppe Capogrossi, Piero Pizzi Cannella, Marinella Senatore, Valerio Adami, Camilla Adami e Giuseppe Bergomi mostrano quanto oggi sia difficile – e forse anche inutile – pensare alla donna attraverso un’unica immagine.
Non esiste più necessariamente un volto capace di riassumere una persona. Il ritratto può diventare memoria, performance, autorappresentazione, simbolo, frammento. Può persino rinunciare al volto.
Ed è forse qui che la domanda da cui tutto è cominciato – chi è LEI? – trova la sua risposta più interessante: non in un’identità unica e definitiva, ma nella possibilità di essere molte cose insieme. Ideale, enigma, corpo, presenza, soggetto, autrice, persona.

ASCOLTA L’INTERVISTA AL CURATORE CESARE BIASINI: