Si terrà a Bologna domani, venerdì 2 ottobre, alle ore 18:00 presso la Sala “Prof. Marco Biagi” del Complesso del Baraccano (in via Santo Stefano 119), l’incontro pubblico intitolato “Avevamo detto mai più: prima le persone, non le frontiere”.
L’iniziativa, organizzata da una rete di associazioni alla vigilia del tredicesimo anniversario della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, in cui persero la vita 368 persone, apre uno spazio di discussione e confronto sulle dinamiche migratorie attuali in Europa e negli Stati Uniti, sulla realtà dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio e sul ruolo del linguaggio della narrazione pubblica.

Le politiche migratorie in Europa e negli Usa a 13 anni dalla strage di Lampedusa

La serata vedrà l’alternarsi di analisi del quadro normativo e testimonianze dirette di chi vive quotidianamente l’esperienza della frontiera, per poi concludersi con un momento informale di scambio presso il Bar del Baraccano.
Ad intervenire saranno Paola Barretta, portavoce dell’Associazione Carta di Roma, Elena Valentini, docente di Procedura penale all’Università di Bologna, Francesca Maviglia, esponente del Comitato Politico Nazionale dei Democratic Socialists of America, la giornalista e giurista Eleana Elefante e, in collegamento da Lampedusa, l’attivista Abraham Tesfai. A moderare la serata sarà Alessandro Canella, direttore di Radio Città Fujiko.

L’evento riaccende i riflettori su un dibattito drammaticamente attuale. A tredici anni dalla strage che scosse la coscienza continentale, il promesso “mai più” si scontra infatti con una realtà in cui il Mediterraneo continua a rappresentare una rotta ad alto rischio e le politiche dell’Unione Europea appaiono sempre più orientate al rafforzamento dei controlli, delle procedure di contenimento e dei rimpatri.
Al centro della riflessione vi è in particolare l’applicazione, avviata nel 2026, del Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo. La riforma ha introdotto un sistema comune improntato a screening rapidi, procedure accelerate alle frontiere esterne e meccanismi di espulsione più rigidi. Un’impostazione che suscita forti preoccupazioni tra gli operatori e le associazioni del settore, i quali evidenziano come il diritto d’asilo rischi di trasformarsi in una complessa corsa contro il tempo, limitando l’accesso effettivo alle garanzie di protezione e favorendo la normalizzazione della detenzione amministrativa.

In Italia, questa tendenza si riflette direttamente sulla gestione e sulla centralità dei CPR, strutture di trattenimento per persone che non hanno commesso reati ma che si trovano momentaneamente prive di documenti di soggiorno validi. L’incontro di Bologna intende quindi promuovere un cambio di passo, sollecitando l’apertura di vie d’accesso sicure e legali, il ripristino sistematico dei soccorsi in mare e un investimento in politiche d’integrazione basate su casa, lavoro, sanità e istruzione, per riaffermare una visione in cui le persone e i diritti fondamentali vengano prima delle esigenze di controllo dei confini.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD AMALIA GOFFREDO DI SOS MEDITTERANÉE: