Oggi pomeriggio a Livorno ci sarà il primo tavolo istituzionale sul destino degli orti urbani di via Goito, un’area rinaturalizzata in cui si è formato un bosco urbano, che ora però è minacciata da un progetto edilizio.
I cittadini che hanno recuperato l’area abbandonata, riuniti in un comitato, si battono contro la cementificazione di quello che considerano un rifugio climatico necessario per fronteggiare le ondate di calore che stanno sempre più insistentemente colpendo tutta Italia. Una battaglia che, lo scorso 5 settembre, ha portato a Livorno una manifestazione nazionale per salvare i 6 ettari di terreno verde.
La battaglia per salvare il bosco urbano e gli orti di via Goito a Livorno dalla cementificazione
L’incontro di oggi pomeriggio alle 15.00 vede attorno allo stesso tavolo il sindaco Luca Salvetti, i componenti della giunta, la delegazione del Comitato Orti Urbani di via Goito e il costruttore Frangerini. In contemporanea, la cittadinanza si è data appuntamento in piazza del Municipio per un presidio a sostegno del percorso di salvaguardia dell’area.
La vicenda affonda le sue radici nella vendita all’asta del terreno, un’area privata rimasta per lungo tempo in stato di abbandono e trasformata in una discarica a cielo aperto.
Il terreno è stato rilevato dall’impresa Frangerini per circa un milione di euro con l’intento di realizzarvi quattro palazzine da quattro piani, accompagnate da circa 2.000 metri quadrati destinati a parcheggi e viabilità. Negli anni, tuttavia, l’area è stata recuperata dal Comitato, che l’ha ripulita da rifiuti e materiali inerti restituiendola alla città: un piccolo spazio è stato adibito a orti sociali per gli anziani, mentre la maggior parte della superficie è stata tutelata come polmone verde, bosco urbano e luogo di aggregazione e biodiversità.
Gli attivisti del Comitato contestano l’ipotesi di una nuova edificazione, definendo folle la scelta di cementificare un rifugio climatico in una fase storica segnata da evidenti criticità ambientali.
La proposta avanzata dai cittadini punta a tutelare integralmente il bosco attraverso il trasferimento degli indici edificatori spettanti al privato in un’altra zona della città già urbanizzata. Un’operazione che, secondo il Comitato, eviterebbe al costruttore la perdita della caparra già versata (pari al 10% del totale, circa 124.000 euro) e permetterebbe al Comune di valorizzare l’area verde.
La posizione dell’amministrazione è tuttavia poco chiara: durante la seduta del Consiglio comunale dello scorso 16 settembre, il sindaco Salvetti ha ribadito l’impossibilità di modificare il piano operativo approvato nel 2024 per spostare le cubature. Ciononostante, l’approvazione di una mozione emendata dalla maggioranza ha aperto la strada all’istituzione del tavolo di confronto odierno.
Un passaggio distensivo sembra essersi registrato anche nei giorni scorsi in Prefettura, dove una delegazione degli attivisti è stata ricevuta dal prefetto Giancarlo Dionisi. L’incontro ha permesso di chiarire la gestione dell’ordine pubblico e di allontanare l’ipotesi di sgomberi imminenti, rimandando la risoluzione della controversia al dialogo tra l’amministrazione e la proprietà.
Da parte sua, il Comitato ha ribadito la piena disponibilità a lasciare lo spazio non appena vi saranno garanzie scritte sulla sua permanente tutela a verde pubblico. «Noi chiediamo che quella zona rimanga così com’è, a bosco – spiega ai nostri microfoni Arianna Benedetti del Comitato – Poi se è da migliorare, ci abbiamo fatto un progetto, su questo non ci piove. Quando il Comune ci offrirà le garanzie scritte che quel bosco rimarrà così, noi ce ne andiamo tranquillamente».
ASCOLTA L’INTERVISTA AD ARIANNA BENEDETTI:







