Si è conclusa ieri la tre giorni di “Campeggio Spaziale”, iniziativa di Resistenze Spaziali che da tempo lavora sul futuro dell’ex caserma Sani in Bolognina, a nord della città.
Nel corso dell’evento c’è stata anche un’occupazione temporanea e dimostrativa dell’ex caserma, con attiviste e attivisti che sono entrati nell’area per svolgere le attività inizialmente previste nel parchetto antistante su via Parri.
Nel corso della partecipata tre giorni è stato anche presentato il piano popolare elaborato da Resistenze Spaziali per l’ex caserma, in particolare con un percorso laboratoriale e partecipativo dal basso durato oltre un anno. Dalla salvaguardia del bosco spontaneo alla socialità autogestita, dallo sport popolare alla sovranità alimentare, Resistenze Spaziali lancia la propria proposta.

Il piano popolare per l’ex caserma Sani: salvaguardia totale del verde
L’ex caserma Sani ha una superficie di 10,5 ettari di quella che fu un’area militare e che da decenni è abbandonata. L’incuria ha generato due effetti: da un lato ha portato all’ammaloramento di alcuni degli edifici presenti, dall’altro la natura si è ripresa i suoi spazi con la nascita di un vero e proprio bosco spontaneo.
Nel progetto del Poc di Palazzo D’Accursio, scaduto nelle scorse settimane, per quell’area sarebbero dovuti essere sacrificati 371 alberi tra quelli presenti all’interno dell’ex caserma. Il piano di Resistenze Spaziali, invece, prevede la salvaguardia totale, con un progetto integrato tra ambiente e sociale.
Come già accaduto per i Prati di Caprara e per altri lotti cittadini, in particolare per le ex aree militari, anche per l’ex caserma Sani si pone il tema della bonifica. Una parte dei terreni, infatti, è fortemente inquinata. Ma se la linea di Palazzo D’Accursio è sempre stata quella di un intervento radicale che abbattesse gli alberi, Resistenze Spaziali presenta una soluzione diversa.
«Ci sono un paio di ettari fortemente inquinati da piombo – riporta Mauro Boarelli – e per quelli è inevitabile una bonifica radicale. Ma è una quota in cui non sono presenti piante. Per un’altra area c’è invece la possibilità di operare quella che gli agronomi a cui ci siamo rivolti definiscono una fitobonifica, cioè aggiungendo altre piante il terreno si bonificherebbe da solo in massimo cinque anni».

Socialità autogestita, sport popolare e cibo: gli usi sociali dell’ex caserma Sani
Accanto alla parte ambientale, il piano popolare per l’ex caserma Sani prevede destinazioni sociali, a beneficio di tutta la cittadinanza e non, come spesso è accaduto per quel tipo di aree, la privatizzazione attraverso la speculazione edilizia.
Sono una quindicina gli edifici presenti all’interno dell’ex area militare, ma molti di questi sono irrecuperabili. Il focus di Resistenze spaziali si è concentrato su quattro strutture ancora in buone condizioni che sarebbe possibile recuperare facilmente.
Per fare cosa? Il prima tema evocato è quella della socialità autogestita, che a Bologna nell’ultimo decennio ha subìto un processo di desertificazione. «Sia chiaro: noi pensiamo a tutta la cittadinanza – sottolinea Boarelli – Resistenze Spaziali non rivendica nulla per sè».
Una seconda destinazione è quella dello sport popolare. A Bologna le palestre popolari hanno dimostrato di aggregare altre persone, anche con processi di inclusione, e di riuscire ad ottenere grandi risultati, come nel caso della campionessa mondiale di boxe Pamela Malvina Noutcho Sawa, che proprio in una palestra popolare ha iniziato a tirare i primi pugni.
Un terzo tema, su cui è in atto un confonto con diverse realtà cittadine, è quello del cibo. L’ex caserma Sani potrebbe diventare una sorta di hub della sovranità alimentare, attraverso la realizzazione di mense popolari e di un magazzino di stoccaggio cittadino per quelle realtà che praticano l’agricoltura contadina. Su questo terreno a Bologna le esperienze non mancano, da quella degli agricoltori di Campi Aperti o delle comunità come Arvaia, fino all’emporio Camilla o ai gruppi di acquisto solidali.
«Il cibo, però, va inteso in un modo opposto a quello che abbiamo visto in città con la sua brandizzazione, da Fico al turismo – rimarca Boarelli – Deve essere un cibo accessibile a tutti, recuperando anche l’aspetto conviviale e non quello commerciale».

Il silenzio dell’Amministrazione verso il piano popolare per l’ex caserma Sani
Benché il percorso di Resistenze Spaziali sia cominciato da oltre un anno, fino ad arrivare a elaborare il piano popolare, l’Amministrazione comunale sembra non essersene mai interessata. Al contrario, nelle settimane scorse sia l’assessore all’Urbanistica Raffaele Laudani che il sindaco Matteo Lepore hanno rilasciato dichiarazioni immaginando una destinazione edilizia per l’ex caserma. In particolare, secondo le nuove idee della giunta, l‘area potrebbe essere trasformata in alloggi per servire i lavoratori del vicino Tecnopolo.
Dopo il fallimento del primo piano comunale, Boarelli definisce «inconsistenti e impalpabili» anche le nuove idee lanciate dall’Amministrazione.
Quanto al piano dal basso, Resistenze Spaziali annuncia che incalzerà l’Amministrazione per aprire un confronto. Ma avverte già: non sarà in tavoli riservati, ma pubblico e nella massima trasparenza.
ASCOLTA L’INTERVISTA A MAURO BOARELLI:







