Non è finita. La vicenda che ha coinvolto il collettivo Autistici/Inventati (A/I), che da 25 anni erogava servizi digitali in modo libero e indipendente, non si è conclusa con la decisione di chiudere le attività dopo essere stato inserito dall’Amministrazione Trump nella lista globale delle organizzazioni terroristiche. Rimane quella che Fausto Gianelli, avvocato del collettivo, definisce «una questione di principio».
Per questa ragione ieri mattina è stato depositato un ricorso contro la decisione di Banca Etica di chiudere il conto di A/I e congelare i fondi presenti impedendo di trasferirli altrove.
La tesi è che l’istituto di credito sia stato più realista del re, anticipando la finestra temporale che pure il provvedimento statunitense consentirebbe per operazioni economiche.

Il ricordo di A/I verso Banca Etica: «Più realisti del re»

Gianelli, che è stato anche avvocato di Francesca Albanese e che quindi ha già affrontato una vicenda simile, definisce quello statunitense «un editto». Per questa ragione è impossibile appellarsi alla decisione e seguire vie legali e giudiziarie se si ritiene che sia ingiusta e sbagliata.
L’avvocato spiega che non è stato mai formalmente notificato ad A/I quali utenti dei suoi servizi avrebbero compiuto azioni illegali o terroristiche, impedendogli quindi anche di bloccarli o, se avesse ritenuto, di collaborare con le autorità. E, sottolinea il legale, non risulta che azioni analoghe siano mai state intraprese nei confronti delle Big Tech, come Meta o Telegram, sui cui canali hanno trovato spazio rivendicazioni o addirittura dirette di attentati terroristici.

Ma se battersi contro gli Stati Uniti è pressoché impossibile, rimane appunto una questione di principio tutta italiana nei confronti di Banca Etica e della sua solerzia nell’applicare provvedimenti anche, secondo A/I, anticipando i tempi.
«Una banca che ha fatto dell’etica la propria ragione sociale non solo ha compiaciuto spontaneamente e senza esservi tenuta un ordine esecutivo proveniente da uno stato straniero, che nessuna legge italiana o europea le impone di applicare – si legge in un comunicato del collettivo – ma è addirittura andata oltre i desiderata di chi si crede padrone del mondo, anticipando perfino il termine del 25 settembre concesso dalla licenza generale OFAC n. 36 per la definizione dei rapporti in corso».
Nel testo viene sottolineato che nessuna legge italiana o europea impone ciò che ha fatto Banca Etica.

«Nel provvedimento statunitense – spiega Gianelli – è scritto che fino al 25 settembre sono permesse solo le operamente ordinariamente necessarie a liquidare il rapporto. Quindi, ad esempio, non puoi fare bonifici per non incrementare il patrimonio. Abbiamo chiesto a Banca Etica quali operazioni erano consentite, perché gli avvocati statunitensi con cui ci siamo confrontati dicono che operazioni come pagamenti di forniture, chiusura dei conti, imposte, sono legittime fino al 25 settembre. Le banche statunitensi durante questi 30 giorni consentono le operazioni per vuotare il conto pagando i debiti in essere».
La questione, dunque, riguarda anche l’interpretazione che viene data a quanto scritto nel dispositivo Usa e, secondo A/I, quella fornita da Banca Etica è troppo restrittiva. «Non chiedavamo un atto di eroismo – sottolinea l’avvocato – ma pensiamo che male facciano gli istituti di credito, specialmente quelli che hanno la denominazione “etica” nel nome, per quieto vivere ad andare al di là dell’ordinanza statunitense».

Ciò a cui punta il collettivo con il ricorso è almeno il recupero dei fondi congelati, provenienti dalle donazioni di utenti e solidali.
L’avvocato, che con l’istituto di credito aveva già avuto un contenzioso in merito alla vicenda di Albanese, non ha per esso parole tenere, dicendo di essersi trovato a confrontarsi con dei «burocrati» più che con chi ha a cuore l’etica. E aggiunge che non esisterebbero precedenti in cui le ormai famose sanzioni secondarie che potrebbero colpire una banca ne abbiamo compromesso l’attività o messo a rischio gli altri correntisti, ragione sostenuta da Banca Etica per giustificare la propria scelta.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FAUSTO GIANELLI: