Fino a ieri erano rumors, ora potrebbe essere una prospettiva concreta. La privatizzazione dell’Interporto di Bologna, lo scalo logistico a nord della Città Metropolitana, potrebbe avvenire presto.
Secondo il Corriere di Bologna, infatti, la Msc, società della famiglia del magnate svizzero Gianluigi Aponte, vorrebbe rilevare le quote del Comune di Bologna nella compagine societaria del centro logistico. Palazzo D’Accursio detiene il 35% delle quote, ma attraverso diverse tappe Msc potrebbe raggiungere il 70%, portando di fatto a una privatizzazione dell’Interporto.

La prospettiva di una privatizzazione dell’Interporto di Bologna

Per capire come si è palesata questa prospettiva bisogna tornare indietro di un mese. Lo scorso 18 giugno la Cisl di Bologna esprimeva preoccupazione per la scelta del Comune di Bologna di avviare l’analisi di fattibilità per la dismissione della quota nella società di gestione di Interporto. L’atto seguirebbe le osservazioni della Corte dei Conti, ma per il sindacato una modifica dell’assetto societario nella direzione della privatizzazione avrebbe «ricadute occupazionali, industriali e strategiche per l’intero territorio metropolitano».
La Cisl si dice preoccupata anche per il mantenimento dei percorsi intrapresi negli ultimi anni, che hanno portato alla sottoscrizione di un accordo sulla logistica etica.
Oltre a ciò, l’Interporto i bologna «rappresenta un’infrastruttura fondamentale per la logistica sostenibile, per il trasporto ferroviario delle merci e per lo sviluppo di modelli di mobilità più efficienti e meno impattanti dal punto di vista ambientale».

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANNA MORELLI DELLA CISL:

Il prossimo 22 luglio, invece, è convocata l’assemblea dei soci dell’Interporto. È in quella sede, secondo quanto ricostruisce il Corriere di Bologna, che gli azionisti daranno mandato al presidente Stefano Caliandro di individuare un acquirente per le quote rimaste inoptate dell’aumento di capitale da 8 milioni di euro, varato nei mesi scorsi. Alla ricapitalizzazione finora hanno aderito soltanto la Città Metropolitana e la Camera di Commercio e restano da coprire circa 6 milioni di euro. Msc si è detta è pronta a sottoscrivere questa quota, garantendosi così un primo ingresso nella società con una partecipazione pari a circa il 17%, operazione su cui i soci pubblici hanno già espresso un orientamento favorevole in via informale.

L’espansione del gruppo, però, non si fermerebbe qui. Msc mirerebbe infatti a rilevare anche il 35% delle quote attualmente in mano al Comune di Bologna. Oltre alle osservazioni della Corte dei Conti, a rendere possibile l’operazione è il nuovo statuto dell’Interporto stesso, focalizzato sui settori ferroviario ed energetico piuttosto che sulla gestione immobiliare.
La delibera comunale approderà in Consiglio proprio il 22 luglio. Qualora a questa quota si aggiungesse anche il 17% attualmente detenuto da Intesa Sanpaolo, Msc arriverebbe a controllare il 70% della società, mentre la presenza pubblica si attesterebbe al 17,5% per la Città Metropolitana e al 5% per la Camera di Commercio.

L’acquisizione si inserisce nella più ampia strategia di integrazione logistica globale di Msc, volta a connettere il trasporto marittimo con le reti stradali e ferroviarie terrestri. Dopo aver tentato nei mesi scorsi, senza successo, di rilevare l’Interporto di Padova, il gruppo guidato da Diego e Gianluigi Aponte ha individuato nello snodo bolognese un asset cruciale per consolidare i collegamenti con il porto di Ravenna, lo scalo ferroviario di Dinazzano Po e l’asse del Brennero. L’infrastruttura bolognese, che ha registrato nel 2024 un fatturato di 13 milioni di euro a fronte di una perdita di 1,6 milioni, attende ora la due diligence per definire i dettagli economici definitivi dell’operazione.