A un mese dal 25° anniversario dell’uccisione di Carlo Giuliani e a nove mesi dal 50° di quella di Francesco Lorusso, in libreria è uscito un libro che mette in relazione le due vicende. Si tratta di “Sconvolgenti analogie. Gli omicidi di Francesco Lorusso e Carlo Giuliani” (DeriveApprodi), scritto da Giulia Carati.
Partendo dal chiedersi perché quelle vicende non siano pienamente parte della memoria collettiva, l’autrice indaga le due vicende dal punto di vista storico, sociale e giudiziario.

Le “Sconvolgenti analogie” degli omicidi Lorusso e Giuliani: il libro di Giulia Carati

Le piazze che bruciano, i movimenti che rivendicano spazi di libertà e una risposta istituzionale che si traduce in piombo e coperture. C’è un filo invisibile, ma drammaticamente solido, che collega la Bologna del 1977 alla Genova del 2001. Il libro di Carati prova a portarlo alla luce, non limitandosi a ricordare due giovani vite spezzate, ma scavando nelle pieghe degli iter giudiziari che ne sono seguiti, offrendo una riflessione profonda sul nesso tra conflitto sociale e apparati di controllo.

Giulia Carati, laureata in Storia contemporanea all’Università di Bologna e già vincitrice del premio per le tesi di laurea del Comitato Piazza Carlo Giuliani, focalizza la sua analisi sul cortocircuito che spesso si crea tra la verità storica e quella stabilita dalle aule di tribunale.
Da un lato c’è l’omicidio di Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua ucciso l’11 marzo 1977 in via Mascarella a Bologna durante le cariche delle forze dell’ordine contro i collettivi universitari. Dall’altro c’è Carlo Giuliani, il ragazzo di ventitre anni fulminato da un proiettile in piazza Alimonda il 20 luglio 2001, mentre il capoluogo ligure era teatro delle manifestazioni violentemente represse contro il G8.

L’elemento centrale della ricerca risiede in quelle analogie, definite appunto sconvolgenti, che hanno caratterizzato la gestione giudiziaria dei due casi. Entrambe le vicende, infatti, si sono concluse con l’archiviazione dei procedimenti a carico dei responsabili materiali, lasciando un senso di profonda impunità nella memoria collettiva dei movimenti.
Nel caso di Lorusso, l’inchiesta sul carabiniere Massimo Tramontani venne archiviata derubricando l’uso delle armi a legittima difesa o uso legittimo delle armi in una situazione di ordine pubblico compromessa; a Genova, l’indagine sul carabiniere ausiliario Mario Placanica per la morte di Giuliani seguì una sorte simile, sancendo l’archiviazione per l’uso legittimo delle armi e per legittima difesa, legata al celebre e controverso dettaglio del proiettile deviato da un sasso.

Sconvolgenti analogie
La copertina del libro

Il libro di Carati, però, dedica uno spazio inedito e cruciale al ruolo svolto dall’avvocatura militante. In entrambi i contesti, i collegi di difesa nati in seno ai movimenti non hanno rappresentato solo un supporto tecnico-legale per gli attivisti e per le famiglie delle vittime, ma sono stati dei veri e propri laboratori di contro-informazione. Gli avvocati del ’77 e i legali del Legal Team Italia nel 2001 hanno cercato di decostruire le narrazioni ufficiali della magistratura e delle questure, tentando di dimostrare come la violenza di quei giorni non fosse un incidente isolato, ma una precisa strategia di gestione dell’ordine pubblico.

«Nel libro cito una frase di Licia Rognini, vedova Pinelli, che dice: “Ormai non credo più alla giustizia dei tribunali, per me la giustizia è che la gente sappia” – osserva ai nostri microfoni l’autrice – Credo sia qui il nodo. Bisogna parlare di quelle storie e farlo anche con il rigore della ricostruzione, portandosi con sè una memoria militante, ma anche cercando di ricostruire storicamente quello che è successo».
Per Carati, se non si può avere giustizia giuridica per gli omicidi di Lorusso e Giuliani, occorre lavorare per dare a quelle vicende «la giustizia di una comunità che impara a ricordare e fare i conti con quello che è successo».

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIULIA CARATI: