Oggi a Bologna va in scena lo sciopero, proclamato dall’Unione Sindacale di Base, delle lavoratrici del Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD), che in città è gestito in appalto dal consorzio Aldebaran, composto dalle cooperative Cadiai, Ancora servizi, Società Dolce e AsCoop.
Con un presidio sotto Palazzo D’Accursio in concomitanza con lo svolgimento del Consiglio comunale, le assistenti domiciliari denunciano il progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro di chi ogni giorno garantisce assistenza e cura alle persone anziane e fragili nei loro domicili.
Lo sciopero delle assistenti domiciliari nei servizi per gli anziani: le ragioni della protesta
Lo sciopero arriva dopo il fallimento del tavolo di conciliazione in Prefettura dello scorso 10 giugno, durante il quale le cooperative hanno risposto di non poter assolvere alle richieste avanzate dalle lavoratrici. Queste ultime riguardano lo stop ai turni spezzati che impegnano tutta la giornata lavorativa rendendo inconciliabili i tempi di vita e di lavoro, il rifiuto dell’introduzione di una nuova app sulla timbratura dei turni, ma soprattutto la retribuzione dei tempi di spostamento tra la casa di un anziano e l’altra, che attualmente vengono pagati una tantum.
«Proprio come i rider, le assistenti domiciliari oggi girano per le case degli anziani e vengono pagati a prestazione – osserva ai nostri microfoni Federico Serra di Usb – cioè i tempi di spostamento tra una casa e l’altra non vengono considerati lavoro e vengono riconosciuti solo come una tantum. Non si capisce perché se una lavoratrice è impegnata al lavoro dalle 8 alle 13 non debbano venirle riconosciute quelle ore di lavoro».
Usb chiama in causa anche il Comune di Bologna, committente dell’appalto, che non fornirebbe risorse economiche sufficienti, ma ribadisce anche la responsabilità delle cooperative, che macinano fatturati milionari ma, aggiunge Serra, «non trovano 20 euro per retribuire i tempi di spostamento delle lavoratrici».
I problemi dello spezzettamento dei turni, in realtà, c’è sempre stato, ma l’attuale organizzazione del lavoro e in particolare le richieste che prevedono più interventi nelle case degli anziani ma per meno tempo, stanno peggiorando sensibilmente le condizioni di lavoro.
«Si parla tanto di anziani politicamente – osserva il sindacalista – ma non si parla di come mettere a terrà i servizi di qualità in questa città».
ASCOLTA L’INTERVISTA A FEDERICO SERRA:







