La sentenza del Tribunale di Milano nel primo processo sull’urbanistica nella città è stata una doccia fredda per comitati e cittadini che da anni si battono contro la speculazione edilizia nel capoluogo lombardo. Gli otto imputati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva sono stati tutti assolti perché «il fatto non costituisce reato».
Al centro dell’inchiesta c’era la Torre di via Stresa, un grattacielo di 24 piani costruito al posto di un edificio di tre piani con procedure urbanistiche per le ristrutturazioni. La sentenza di ieri non dice che la procedura urbanistica messa all’indice fosse corretta, ma che gli imputati agirono in buona fede perché quella era la prassi dell’epoca, poi abbandonata in seguito.

Urbanistica Milano, come leggere la prima sentenza e il suo valore politico

Il messaggio che può mandare una lettura completamente assolutoria della sentenza è pericolosissimo. Il rischio è che il dispositivo venga letto come una possibilità di costruire nuovi grattacieli con i permessi edilizi delle ristrutturazioni, risparmiando sugli oneri di urbanizzazione e senza servizi aggiuntivi per il quartiere.
Tuttavia ha sottolineato ai nostri microfoni la giornalista e studiosa Lucia Tozzi, la sentenza non dice quello. In particolare, il tribunale non nega l’esistenza di un abuso, ma riconosce a chi ha autorizzato e realizzato quell’intervento la buona fede rispetto a una normativa complessa e soggetta a diverse interpretazioni.

Fare chiarezza sulla sentenza, che verrà ulteriormente chiarita una volta che verranno depositate le motivazioni, è importante sia per le prassi amministrative, sia per le battaglie che si stanno conducendo tanto a Milano quanto in altre città italiane contro processi urbanistici che stanno trasformando le città fino a snaturnarne gli equilibri.
Tozzi sottolinea anche che la via giudiziaria spesso è l’ultimo tentativo di cittadini che non trovano ascolto da politici e amministratori. Ma rifiuta, vista la difficoltà che ha seguire iter giudiziali, che si tratti di «una scorciatoia», come qualcuno l’ha definita.
Infine la giornalista sottolinea che si tratta del primo grado di giudizio e che non è detto che questa sentenza possa influenzare tutte le altre.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LUCIA TOZZI:

Il tema della lettura politica della sentenza sta facendo discutere chi in questi anni è stato attivo contro la speculazione. E il dibattito interno a questo mondo verte proprio sull’utilizzo delle vie legali come strumento di arma politica.
«I cittadini e i comitati fanno benissimo a utilizzare anche le vie legali per queste battaglie – premette ai nostri microfoni il giornalista Massimo Alberti – Altro tema però è quale carico e significato diamo a questo tipo di battaglie». Per il giornalista, la realizzazione di un grattacielo senza una valutazione di impatto ambientale o senza piani attuativi è sbagliata dal punto di vista politico anche se formalmente legale, perché reca danno ai cittadini e ai beni comuni.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MASSIMO ALBERTI: