Home ATTUALITA' E POLITICA Intervista a Kaouther Ben Hania Regista di “La voce di Hind Rajab”

Intervista a Kaouther Ben Hania Regista di “La voce di Hind Rajab”

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Il film verrà proiettato sul grande schermo di Piazza Maggiore e per l’occasione abbiamo avuto la possibilità di incontrare la regista questa mattina.

La voce di Hind Rajab è un film potente ed emozionante, ha ricevuto moltissimi premi ma non è per questo che è importante, la regista attraverso questo lavoro ha voluto compiere un’opera di denuncia e divulgazione perché è importante sensibilizzare, ribadisce la sua instancabile lotta attraverso documentari e fiction che in questo caso si intrecciano per rinforzarsi gli uni con gli altri. 

Quando Ben Hania è venuta in possesso della registrazione della richiesta di aiuto della bambina alla Mezzaluna Rossa, la durata era di  una ventina di minuti,  ha impiegato una settimana per ascoltarla interamente perché ogni volta non smetteva di piangere e di sentirsi arrabbiata. Proprio per questo ha deciso di interrompere il progetto al quale stava lavorando sentendo l’impellenza di fare qualcosa subito per rendere giustizia al popolo di Gaza. Le ho chiesto come ha fatto a non farsi travolgere dall’emozione visto che noi spettatori non siamo riusciti a rientrare nelle nostre vite consuete al termine della proiezione Ha deciso di usare qualche trucco per evitare che sia lei che gli attori fossero travolti dalle emozioni. Pertanto ha tradotto dall’arabo al francese la registrazione per creare uno sorta di distanza, allo stesso tempo voleva che gli attori, tutti palestinesi, reagissero nel modo più naturale possibile e non ha fatto sentire loro la registrazione prima dell’inizio delle riprese, sebbene conoscessero tutta la scrittura e la sceneggiatura. Gli attori durante le riprese a questo punto hanno sentito la voce della bambina per la prima volta e la reazione è stata devastante, loro stessi hanno bambini e si sono immedesimati totalmente con gli operatori del soccorso. Oltre alla sofferenza di sentirsi impotenti ha posto in risalto il dilemma di dovere inviare una squadra di soccorso che poteva essere condannata a morte a sua volta, situazione così distante dalla nostra realtà dove se una bambina chiede aiuto l’ambulanza arriva in pochi minuti.

Le ho chiesto, inoltre perché non vuole che i suoi film vengano proiettati in Israele, mi ha risposto che lei come molti artisti stanno boicottando Israele per via del genocidio che questo sta compiendo a Gaza. Il boicottaggio nei confronti delle istituzioni governative è una delle poche armi che si possiedono e in ogni caso chi li vuole vedere ne ha la possibilità tramite le piattaforme on demand, forse sarà possibile in futuro, anche se lei non crede che ciò possa servire molto in quel paese. Una nota di pessimismo nei confronti del popolo israeliano direi molto realista.

Invitiamo tutti alla visione del film stasera.