A quasi dieci mesi dal drammatico sgombero del 21 agosto 2025, il centro sociale Leoncavallo di Milano non ha alcuna intenzione di rinunciare a trovare una nuova casa. Anzi, l’obiettivo è precisamente quello di tornare nella sede storica di via Watteau, considerata dagli attivisti l’unica struttura in città realmente in grado di ospitare la complessa mole delle sue attività sociali e culturali. Una determinazione che ha portato di recente a un passo formale decisivo: la rinuncia ufficiale a partecipare al bando del Comune di Milano per l’assegnazione di uno spazio alternativo in via San Dionigi, nella zona di Porto di Mare.
L’offerta del Leoncavallo (con l’appoggio di imprenditori) per via Watteau
I dettagli di questa nuova strategia sono emersi ieri nel corso di una conferenza stampa organizzata proprio davanti ai cancelli di via Watteau. Durante l’incontro è stata resa nota l’esistenza di un’offerta sul tavolo da ben 5 milioni di euro per l’acquisto dell’immobile, una cifra che rappresenta il doppio rispetto al valore stimato dalle prime perizie, ferme tra i 2,5 e i 3 milioni di euro.
L’operazione è stata orchestrata negli scorsi mesi dall’ex consulente d’azienda Sergio Cusani e dallo scrittore Pino Tripodi, che hanno agito in veste di veri e propri ambasciatori del centro sociale. I due sono riusciti a coinvolgere una cordata di imprenditori privati interessati al progetto d’acquisto che, dopo una serie di sopralluoghi operativi, due settimane fa hanno formulato la proposta milionaria. Tuttavia, l’ostacolo principale resta l’atteggiamento del Gruppo Cabassi, proprietario dell’area, che al momento ha scelto la via del silenzio e non ha ancora preso in considerazione l’offerta.
La vicenda, come sottolineato dagli stessi portavoce, valica i confini di una semplice trattativa commerciale tra privati. Si tratta infatti di un nodo politico e urbanistico cruciale che riguarda da vicino la gestione delle aree dismesse e il futuro degli spazi pubblici autogestiti all’interno del tessuto metropolitano.
In questo contesto si inserisce la delicata posizione di Palazzo Marino. Pur non potendo intervenire in modo diretto in una negoziazione di natura privata, il Comune di Milano ha espresso il proprio parere favorevole all’operazione, dichiarando che il ritorno del Leoncavallo in via Watteau attraverso un percorso legale rappresenterebbe la condizione migliore e più ordinata per l’intera comunità cittadina. Cusani e Tripodi hanno quindi colto l’occasione per rivolgere un appello pubblico ad altri esponenti del mondo imprenditoriale affinché si uniscano al progetto economico per rafforzare la proposta.
Se da un lato si persegue la via diplomatica e finanziaria, dall’altro non si escludono altri scenari qualora la proprietà decidesse di arroccarsi sul proprio rifiuto. Sullo sfondo della trattativa con i Cabassi si allunga infatti l’ombra di una possibile nuova occupazione.
Sulla questione è intervenuto Daniele Farina, storico leader del Leoncavallo, presente alla conferenza stampa insieme a Marina Boer delle Mamme Antifasciste. Farina ha spiegato che, sebbene una nuova azione di forza non rientri nelle attuali volontà del nucleo storico, nulla può essere preventivamente escluso dal tavolo. Qualora il tentativo di acquisto dovesse fallire, l’ex parlamentare ha chiarito che la responsabilità del percorso successivo passerà interamente nelle mani delle nuove generazioni di attivisti, a cui toccherà decidere come e dove far rinascere l’esperienza dello storico spazio autogestito.
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