Svolta etica per l’Amministrazione comunale di San Lazzaro di Savena, comune della Città Metropolitana di Bologna, in merito ai suoi rapporti commerciali e promozionali con il mondo privato. Nella seduta dello scorso 26 maggio, il Consiglio comunale ha approvato un nuovo Regolamento per le sponsorizzazioni, introducendo criteri restrittivi che legano a doppio filo i flussi di finanziamento esterno alla responsabilità sociale, alla trasparenza e alla tutela dei valori fondamentali della comunità.

Il no di San Lazzaro di Savena a sponsor legati a guerra e violazione dei diritti umani

Il documento vuole essere un codice deontologico che stringe le maglie della cooperazione tra l’ente pubblico e i partner economici. Da questo momento in poi, l’Amministrazione detiene la facoltà e il dovere di rifiutare o interrompere unilateralmente qualsiasi rapporto con soggetti terzi che risultino coinvolti, a vario titolo, in contesti in cui siano state accertate violazioni dei diritti umani, crimini internazionali o condotte apertamente in contrasto con i principi costituzionali di pace e legalità.

La misura più incisiva riguarda l’esclusione categorica di tutte le sponsorizzazioni provenienti da aziende collegate alla produzione o alla distribuzione di armi. Il divieto si estende in modo specifico anche alle tecnologie cosiddette “dual use”, ovvero quei beni, strumenti e soluzioni digitali o ingegneristiche che, pur nascendo per un utilizzo civile, presentano caratteristiche tali da poter essere facilmente riconvertiti per finalità di natura militare. Una decisione che blinda le casse del Comune da capitali legati ai conflitti armati globali.

L’assessore alla promozione del territorio, Juri Guidi, ha sottolineato che il marketing territoriale e il sostegno alle attività pubbliche devono camminare di pari passo con la responsabilità civile. Secondo l’esponente della giunta, la collaborazione con il privato è importante ma non può essere considerata neutra rispetto ai valori che una comunità decide di darsi. Ogni singola iniziativa sostenuta finanziariamente dal Comune deve quindi risultare pienamente coerente con l’idea di un territorio aperto, inclusivo e profondo conoscitore del proprio ruolo pubblico, respingendo logiche di profitto che arretrino sui temi della pace e dei diritti.

Oltre al fronte geopolitico e umanitario, il testo normativo affronta la tutela della parità di genere e il contrasto a ogni forma di marginalizzazione sociale. I filtri etici comunali impediranno l’ingresso a messaggi pubblicitari o promozionali dal contenuto offensivo, sessista, omolesbobitransfobici, razzista o comunque improntato all’odio e alla lesione del decoro pubblico. Il principio cardine è che il sostegno economico alle attività comunali non può e non deve trasformarsi in una vetrina di legittimazione per modelli culturali o commerciali incompatibili con i diritti inalienabili della persona.

ASCOLTA L’INTERVISTA A JURI GUIDI: