Le associazioni Legambiente, Coordinamento FREE, Energia per l’Italia e Italia Solare lanciano un manifesto comune di 5 punti per rafforzare il disegno di legge sulle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili in Emilia-Romagna. L’obiettivo è quello di decarbonizzare completamente il sistema energetico italiano e regionale. 

I 5 punti delle associazioni sulla transizione energetica e le energie rinnovabili

Il primo dei cinque punti affrontati riguarda l’autonomia energetica. Porre fine alla dipendenza dalle importazioni di sostanze fossili è una necessità che deriva dallo scenario geopolitico odierno. «Solo la produzione da fonti rinnovabili, se sviluppata in modo adeguato, può liberarci da questa dipendenza e diminuire l’oscillazione dei prezzi causata dagli eventi internazionali» spiegano le associazioni nel loro manifesto. Ricordano inoltre che in Italia è ferma al 41,5% nell’utilizzo di rinnovabili per la copertura del fabbisogno elettrico, mentre la Spagna ha superato il 60%. Per questo motivo, i suoi prezzi dell’energia sono contenuti e stabili, svincolati dal gas.

Proprio la riduzione del costo dell’energia costituisce il secondo punto del manifesto. Le fonti rinnovabili producono energia meno costosa delle fonti fossili. Sono inoltre realizzabili in tempi rapidi, a differenza del nucleare che richiederebbe invece una tempistica troppo lunga per la sua messa a punto. «A fronte delle oscillazioni di prezzo dovute alle guerre, le rinnovabili rappresentano il sostituto al gas – spiega Davide Ferraresi di Legambiente Emilia Romagna – Prima riusciamo ad annullare il ricorso alle fonti fossili, prima riportiamo i prezzi dell’energia a valori accessibili, per le famiglie e per le imprese del territorio».

Il terzo pilastro su cui poggiano le proposte delle quattro associazioni sono le emissioni zero. Occorre mettere un freno al cambiamento climatico attraverso l’azzeramento dei combustibili fossili. «Le emissioni in Emilia Romagna sono ancora molto elevate, con circa 8,5 tonnellate di CO2 equivalente per persona – spiega Vittorio Marletto di Energia per l’Italia – Tra le grandi regioni italiane siamo quella con il massimo livello di emissioni di anidride carbonica, superiore alla media italiana ed europea. Inoltre, solamente il 10,8% del fabbisogno energetico regionale è soddisfatto da fonti rinnovabili». In Emilia Romagna il raggiungimento di questo obiettivo è ancora più urgente. «Occorre un salto decisivo verso le rinnovabili in una regione particolarmente soggetta ai rischi del cambiamento climatico e già funestata dai suoi danni, a partire dall’alluvione di maggio 2023».

Un altro punto riguarda la legittimità e gli obiettivi della legge, che si concretizzano attraverso criteri chiari, tempi certi e strumenti di controllo per garantire la realizzazione degli impianti ed evitare ricorsi che rallenterebbero la transizione energetica. Le associazioni lamentano criticità nell’attuale modello di pianificazione delle aree idonee dal momento che non individua in senso geografico tali aree e non pone vincoli assoluti o indicazioni prescrittive, facendo sì che tutte le zone non incluse tra quelle idonee restino classificate come “aree ordinarie”. Ciò non permette alla Regione e ai Comuni di governare completamente il processo di realizzazione di nuovi impianti. «Occorre definire una quantità di aree idonee adeguata agli obiettivi definiti dallo Stato per il 2030 e dalla Regione per il 2035: le superfici disponibili su coperture e aree impermeabilizzate non sono sufficienti a raggiungere questi traguardi». 

Infine, ultimo punto, è necessaria una visione comune che coinvolga amministrazioni e organizzazioni ma anche famiglie e imprese nel percorso di transizione. «Le avversità alle rinnovabili manifestate da alcune realtà locali sono spesso frutto di poca conoscenza e poca consapevolezza dei benefici – spiega Pietro Torretta di Italia Solare – Sarebbe utile che la Regione si spendesse per far comprendere alle popolazione i benefici che gli impianti portano, aumentare la disponibilità di dati e portare a una maggiore conoscenza del settore». Torretta spiega inoltre che il recepimento a livello regionale della legge non è avvenuto nella maniera auspicata. «La legge nazionale sulla transizione ecologica è già restrittiva. Veniva chiesto alle regioni di ampliarla ma è successo il contrario». Ci sarebbe quindi un’incoerenza tra ciò che viene espresso dalla Regione, che si dichiara a favore alla transizione energetica, e la realtà dei fatti.

ASCOLTA L’INTERVISTA A DAVIDE FERRARESI DI LEGAMBIENTE EMILIA ROMAGNA:

ASCOLTA L’INTERVISTA A PIETRO TORRETTA DI ITALIA SOLARE:

ASCOLTA L’INTERVISTA A VITTORIO MARLETTO DI ENERGIA PER L’ITALIA: