Dagli F35 modificati con cui Israele ha bombardato quotidianamente Gaza ai cannoni navali prodotti a La Spezia, che la marina israeliana ha utilizzato per colpire dal mare. Dalle forniture di contratti pregressi, che però avrebbero dovuto essere sospese in ossequio alla legge 185/90, all’assistenza tecnica da remoto e al supporto logistico che sono continuati durante tutto il genocidio. Fino alla fusione con Rada, società che ha tre sedi in Israele.
A dispetto delle parole del ceo di Leonardo spa, l’ex ministro Roberto Cingolani, la complicità della società italiana a controllo pubblico, primo produttore di armi nel nostro Paese e trentesimo al mondo, e il governo israeliano anche durante il genocidio a Gaza sono tante e clamorose.
Le mette nero su bianco un dossier pubblicato da Bds Italia e intitolato “Piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo spa. Le relazioni con Israele”.
Le complicità con Israele di Leonardo spa
A raccontare ai nostri microfoni i principali contenuti del dossier è Loretta Mussi di Bds Italia, che stila un elenco di forniture di armi e armamenti che Leonardo spa ha garantito ad Israele.
Se è vero, come sostenuto da Cingolani, che non sono stati siglati nuovi contratti in questi ultimi tempi, è però altrettanto vero che non c’è stata alcuna sospensione delle forniture, neanche quando la Corte Penale Internazionale ha evidenziato il “rischio genocidio” a Gaza. Eppure la legge italiana impone di sospendere le forniture verso Paesi coinvolti in conflitti bellici e in cui non vengono rispettati i diritti umani.
Non solo. Leonardo spa ha continuato a garantire assistenza tecnica da remoto e supporto logistico a Israele durante tutti questi mesi.
Tra le forniture, in particolare, figurano componenti per gli F35 modificati, i cacciabombardieri con cui Israele ha attaccato quotidianamente Gaza.
Proprio oggi Bds Italia ha lanciato un mail bombing indirizzato alla premier Giorgia Meloni e ai ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani per chiedere lo stop alle forniture degli F35 a Israele. La campagna risponde alla settimana di mobilitazione proclamata dalla società civile palestinese con lo slogan #DisruptComplicity.
ASCOLTA L’INTERVISTA A LORETTA MUSSI:







