All’alba di ieri mattina due attivisti dell’associazione Linea D’Ombra, Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, hanno subito una perquisizione e il sequestro di telefoni ed altro materiale con un’accusa pesante: favoreggiamento all’immigrazione clandestina. I due sono impegnati da anni nell’assistenza ai migranti che percorrono la rotta balcanica, in particolare offrendo supporto e beni di prima necessità alle persone giunte nella città di confine.
Si tratta dell’ennesimo episodio di criminalizzazione della solidarietà, laddove l’aiuto rivolto ai migranti viene letto come un reato. Abbiamo parlato del lavoro dei due attivisti con Francesco Cibati, fotoreporter che ha operato con i due attivisti nel loro ultimo viaggio nel campo rifugiati in Bosnia e co-fondatore dell’associazione.

Solidarietà come reato, la criminalizzazione si sposta sul confine orientale

Nel 2016 fece clamore la storia di Cédric Herrou, l’attivista solidale mandato a processo per aver prestato soccorso ai migranti che tentavano di attraversare il confine occidentale. Non fu l’unico caso, anche sul versante italiano, che attivisti e solidali furono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sottoposti a procedimenti giudiziari.
La guerra ai migranti ebbe anche altre manifestazioni. Come a Ventimiglia, dove l’allora sindaco Enrico Ioculano (Pd) emise un’ordinanza che vietava di dare cibo o bevande ai migranti bloccati nella cittadina rivierasca ligure.

Ora la repressione si sposta sul confine orientale. Alle cinque di ieri mattina Lorena Fornasir, psicoterapeuta, e Gian Andrea Franchi, ex docente di filosofia, sono stati svegliati dalla Digos a Trieste, nella loro abitazione e sede dell’associazione, con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.
Dal 2015, la coppia di attivisti si occupa dei rifugiati che percorrono la rotta balcanica, organizzando raccolte fondi e distribuendo di beni di prima necessità, come cibo, indumenti e medicinali.
Del loro lavoro ne abbiamo parlato con Francesco Cibati, che ha raccontato ai nostri microfoni la sua esperienza attiva da reporter nel campo profughi bosniaco.
«Gian Andrea e Lorena sono attivi già dal 2015 da Pordenone, dove hanno visto arrivare i primi migranti mediorientali dalla rotta balcanica – spiega il reporter e co-fondatore dell’associazione – Nel 2018 si sono trasferiti a Trieste per motivi personali ma anche per avvicinarsi al confine, punto di arrivo della rotta balcanica in Italia e in Europa».

Trieste è, infatti, una delle ultime tappe della rotta, che vede giorno dopo giorno l’arrivo di persone in condizioni pietose e disumanizzate.
Non più tardi del mese scorso, lo Stato italiano fu condannato per il respingimento di alcuni migranti che tentavano di entrare in Italia e fare richiesta d’asilo.
È in questo contesto che lavoravano i due attivisti, ora sottoposti a procedimento giudiziario. In particolare, l’accusa rivolta a Gian Andrea riguarderebbe un episodio avvenuto due anni fa, quando l’attivista avrebbe aiutato una famiglia curda a raggiungere la Germania. Ad entrambi gli attivisti, inoltre, è stata imposta una sanzione di 25mila euro.

Ma l’aiuto offerto dai due attivisti non è circoscritto in Italia. Anche sul campo, l’associazione si impegna ad offrire aiuti. «Oltre ad un grande lavoro di sensibilizzazione – spiega Cibati – hanno fatto 19 viaggi in Bosnia, operando all’inizio del “game“, la marcia forzata di venti giorni che devono compiere i migranti per arrivare in Italia». Alla fine del viaggio, quindi a Trieste, l’associazione si impegna nell’accoglienza di queste persone all’ultima tappa del percorso.
«Si tratta di persone che arrivano in condizioni disperate, hanno piedi piagati, distrutti – osserva l’attivista – sono persone che non mangiano da giorni e bevono fango dalle pozzanghere». E a Trieste non trovano niente adesso, perché le istituzioni locali hanno chiuso le strutture preposte per via dell’emergenza sanitaria.

Gli aiuti offerti da queste associazioni sono quindi fondamentali. Gian Andrea e Lorena, spiega Cibati, «sono persone di grande capacità di analisi ed empatia». L’imputazione ai danni di Franchi ha attirato l’attenzione di molti attivisti italiani ed europei sgomenti di quest’accusa, esprimendo sostegno all’imputato. «E’ un fatto increscioso, insensato, violento, repressivo – commenta Cibati – Quello che ci si impegnerà a fare adesso è una lotta contro la criminalizzazione della solidarietà, perché non può esistere un reato di solidarietà».

La coppia di attivisti, però, non sembra essere intenzionata a desistere nell’opera solidale, ribadendo sui quotidiani locali che continueranno a portare avanti il lavoro iniziato nel lontano 2015 a Pordenone.
Nel frattempo, l’associazione Linea d’Ombra Odv ha attivato una raccolta fondi per continuare l’impegno solidale. Chiunque volesse partecipare può visitare la loro pagina Facebook per sostenere l’associazione con piccole donazioni e per essere aggiornati sulle loro iniziative.

Emily Pomponi

ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCO CIBATI:

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