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La gestione dei flussi migratori è un affare che riguarda gli Stati. Questa la posizione di Paolo Bonetti, professore di Diritto Costituzionale all’Università Bicocca di Milano e membro dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, espressa nel terzo focus sui temi caldi della campagna elettorale per le elezioni europee.

Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere europee, costituisce solo una parte della mole di direttive e normative che hanno, in questi anni, costruito l’attuale uniforme politica europea in materia d’immigrazione. “Quello che è rimasto in capo ad ogni Stato è il controllo delle frontiere per conto dell’Unione. E’ chiaro che ci sono paesi più soggetti ai flussi migratori, per questo l’Unione ha stabilito di creare l’agenzia Frontex.” dice ai nostri microfoni Paolo Bonetti, professore di Diritto Costituzionale all’Università Bicocca di Milano e membro dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione.

“Il problema di Frontex è che ha un bilancio assolutamente deficitario -continua Bonetti- la cui responsabilità ricade sui governi dei 28, che compongono il Consiglio, alcuni dei quali non vogliono aumentare quel budget. In questo contesto ci sono paesi svantaggiati. E’ questo il problema che hanno paesi come Italia, Malta, Grecia e, in parte Spagna e Francia.”

Bonetti non risparmia critiche al governo italiano. “La questione è nazionale -afferma- le norme dell’Unione ci sono e sono chiare. Queste norme dicono che ogni paese ha l’obbligo di accogliere i richiedenti asilo ed esaminarne le domande. Si continua a dire che è colpa dell’Unione Europea, ma è chiaro che il problema è italiano. E’ colpa della gravissima sottovalutazione dei flussi migratori da parte dei governi negli ultimi vent’anni. L’Italia non si attrezza per accogliere i richiedenti asilo, mentre gli altri paesi si sono attrezzati per accogliere cifre che in Germania, ad esempio, in alcuni momenti sono state di 400.000 richiedenti all’anno. La nostra emergenza non deriva da una cattiva gestione dell’Unione, ma da una pessima gestione italiana delle norme europee, che avrebbero dovuto comportare maggiore accoglienza e maggiori stanziamenti, cosa che gli altri paesi già fanno.”

Sull’ipotesi, rilanciata da Alfano, di lasciare transitare i migranti dall’Italia verso i paesi del nord, se l’Unione non aiutasse il nostro paese. Bonetti è ancora più duro. “Sarebbe una mossa suicida, perchè i paesi dell’Unione in base alle norme di Shengen,  hanno il potere, qualora si verifichi che uno stato membro non adempia alle norme sull’immigrazione, di ristabilire immediatamente i controlli alle frontiere.” Inutile ricordare quali conseguenze avrebbe un provvedimento del genere per la circolazione dei cittadini italiani, ma anche quali conseguenze avrebbe un deferimento alla Corte di Giustizia in termini economici. “Se questa è la scelta italiana è veramente kafkiana. Sembra che ci accorgiamo solo ora che i nostri vicini sono soggetti ai flussi migratori“spiega il costituzionalista.

Il professore chiude inoltre la porta ad ogni ipotesi di raccolta delle richieste d’asilo in paesi come la Libia. “Quale pase sano di mente -tuona in conclusione- può pensare di portare gli uffici per le richieste d’asilo fuori dall’Unione Europea?”