Il punto nascita dell’ospedale Santa Maria alla Gruccia rischia di chiudere. Il reparto del Valdarno non ha raggiunto la soglia minima delle 500 nascite prevista da decreto ministeriale per poter rimanere in funzione. Negli ultimi due anni, infatti, i parti sono rimasti di poco sotto la soglia.
Oltre 200 persone hanno partecipato alla manifestazione tenuta sabato scorso proprio davanti all’ospedale, per chiedere ad Asl e Ministero della salute che il punto nascita rimanga aperto. Ad organizzarla è stato il Comitato “Mamme per le mamme del Valdarno”, affiancato dalla Cisl di Arezzo e dal NurSid, il sindacato delle professioni infermieristiche e ostetriche.
«Punto di eccellenza», le ragioni di chi difende il punto nascita della Gruccia dalla chiusura
Difendere il reparto è essenziale per le future mamme del territorio che, altrimenti, sarebbero costrette a recarsi negli ospedali di Arezzo e Firenze, lontani da casa. Ciò può costituire un rischio e un fattore di stress in un momento così delicato e spesso imprevedibile.
«Il punto nascita della Gruccia rappresenta un’eccellenza nel territorio per la qualità dei servizi e del personale – osserva ai nostri microfoni Maurizio Milanesi, segretario provinciale della Cisl di Arezzo – Si tratta dell’unico punto nascita che ha una certificazione dell’Unicef».
L’ospedale offre inoltre la possibilità di partorire in acqua e un servizio pronto-latte H24.
Intanto, è stato stilato un dossier dalla Regione Toscana che mette in luce i tempi di percorrenza insostenibili per raggiungere gli ospedali di Arezzo e Firenze, soprattutto ora che l’autostrada è interessata da lavori in corso.
Per la Cisl si tratta di una chiusura ingiustificabile, che metterebbe in difficoltà numerose famiglie di un territorio che conta più di 100mila abitanti. Per i suoi cittadini il diritto ad una maternità sicura viene prima di ogni parametro numerico.
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