Realtà del Terzo Settore che cominciano occupandosi di assistenza o servizi scolastici, ma che nel tempo allargano lo spettro delle proprie attività acquisendo potere economico e politico, fino a diventare una sorta di governo ombra di interi quartieri o di una città. È questo lo scenario che, sullo sfondo dell’esplosione del turismo di massa, racconta “L’impresa del bene. Terzo settore e turismo a Napoli” (Carrocci editore), il libro di Luca Rossomando.
Rossomando è coordinatore editoriale di Napoli Monitor, portale che analizza i fenomeni urbani e sociali della città partenopea e non solo. Nella sua ricerca mette proprio in evidenza l’erosione di queste “imprese del bene” del controllo pubblico e della governance delle città.
La privatizzazione della governance delle città attraverso il terzo settore
Queste imprese “sociali”, che nei casi studio analizzati dall’autore sono soprattutto fondazioni, sono accomunate da tre elementi: «Un potere economico fuori scala rispetto a piccole realtà del settore – spiega Rossomando – una rete di relazioni con il mondo economico e politico capace di arrivare ad orientare le scelte e la costante (e benevola) attenzione mediatica che le loro iniziative riescono a sollecitare».
L’autore sottolinea, però, che il decisore politico è spesso favorevole a concedere spazi e delegare a queste realtà la gestione di sempre più settori, trasformando il ruolo di questi soggetti da sussidiario del pubblico a capace di influenzare il governo della città, producendo trasformazioni che non sono solo economiche o sociali, ma anche fisiche.
In particolare, Rossomando analizza le posizioni ideologiche che guidano i dirigenti di fondazioni e altre realtà del terzo settore, che non sono nella sostanza diverse da quelle del mercato. Il pubblico viene raccontato sempre come burocratico, lento e inefficace, mentre il privato come efficiente, interventista, decisionista.
Delegando a questi soggetti sempre più spazi della governance, però, viene meno il controllo democratico che spetterebbe al pubblico, in particolare agli organi istituzionali eletti. A questi spetta sempre un minor peso nelle decisioni.
Il ribaltamento del concetto di “sussidiarietà”, però, è arrivato a un punto tale che, sottolinea Rossomando, «non si tratta più di distinguere tra attori pubblici o privati, perché non c’è una grande differenza. Si tratta della classe dirigente delle città che, sia che occupi posti di amministratori o di dirigenti d’azienda spinge in questa direzione».
L’autore di “L’impresa del bene” interverrà all’incontro di questa sera, alle 19.30 al Centro Sociale della Pace di Bologna, all’interno del ciclo “Le mani su Bologna”, promosso da Pratello R’Esiste e Circolo Granma.
“Dalle fondazioni alle privatizzazioni” è il titolo dell’incontro a cui, oltre a Rossomando, parteciperanno Enrico Tabellini dei Cobas e Federico Serra di Usb.
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