È stato quasi un voto unanime quello in Consiglio comunale sull’aumento dei fondi alle scuole paritarie private. Pd, Anche tu Conti e Lista Lepore per la maggioranza e tutta l’opposizione di destra hanno approvato la destinazione di ulteriori 130mila euro (che fanno salire complessivamente il contributo a 1,1 milioni).
Unica forza politica a votare contro è stata Coalizione Civica, che pure fa parte della maggioranza, ma che ricorda la volontà popolare espressa nel referendum del 2013 e constata quanto le scuole paritarie private siano poco inclusive.

Coalizione Civica vota contro l’aumento dei fondi alle scuole private

«Delle 27 scuole paritarie private, solo 5 accolgono bambine e bambini con bisogni educativi speciali e anche quelle che accolgono bambine e bambini disabili è sceso negli ultimi 5 anni da 15 a 9 – osserva ai nostri microfoni la consigliera comunale di Coalizione Civica Simona Larghetti – La scuola, per essere paritaria, deve garantire gli stessi diritti che offre la scuola pubblica. Così non è, per cui questo aumento ci sembra ingiustificato e a nostro avviso questa delibera viene meno al patto educativo che ci dovrebbe essere, anche nell’ambito della legge sulla parità».

Uno dei nodi riguarda gli educatori professionisti presenti nelle scuole private per garantire un’offerta educativa all’altezza a bimbe e bimbi disabili. «La delibera fa un passo avanti, destinando 70mila euro al tema come meccanismo premiale – constata Larghetti – ma è assolutamente insufficiente». E nei fatti, le scuole paritarie private rimangono scuole elitarie.
Per Coalizione Civica la prospettiva deve essere quella della scuola pubblica. La forza di maggioranza si rende conto che deve esserci un meccanismo graduale per arrivare a coprire con l’offerta pubblica i 1500 posti che attualmente alunne ed alunni occupano nelle scuole private, ma non vede prospettive in questo senso, dunque ha scelto di votare contro la delibera.

Il tema, come ricordato ieri anche dal responsabile di Scuola e Costituzione di Bologna, è chiedere l’intervento dello Stato, dal momento che Bologna presenta un’anomalia che la rende quasi unica in Italia. In particolare, il 60% dei posti nelle scuole pubbliche in città è comunale, mentre altrove non arriva al 40%.
«Se si vuole, nei fatti, andare verso un modello di scuola veramente pubblica – afferma la consigliera di Coalizione Civica – la prima cosa da fare sarebbe chiedere allo Stato di prendere in carico le scuole che adesso pesano sul bilancio comunale per liberare le risorse che possono servire ad ampliare l’offerta pubblica». Coalizione Civica, però, fa già sapere che non si accontenterà del voto contrario in Consiglio comunale, ma intendere aprire un dibattito sul tema in città.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SIMONA LARGHETTI:

Articolo precedenteIl pranzo in piazza di Campi Aperti contro il regolamento sui mercati contadini
Articolo successivoTurn on your ears, il progetto di dialoghi e ascolti attorno all’audio-fiction