La battaglia per il parco Mitilini-Moneta-Stefanini al Pilastro di Bologna, oggi al centro di una lotta contro il consumo di suolo provocato dalla costruzione di “Futura”, il museo delle bambine e dei bambini, non è una novità. Affonda le sue radici negli anni Sessanta, quando gli abitanti del quartiere riuscirono a fermare un vasto progetto di cementificazione che avrebbe stravolto l’area. È lo stesso comitato MuBasta, protagonista della lotta odierna, a ricostruire la storia della difesa del parco.

La storia del parco del Pilastro, oggi al centro della lotta contro il MuBa

Nei giorni scorsi il comitato MuBasta ha fatto irruzione a Palazzo d’Accursio per chiedere lo stop al progetto di “Futura“, che prevede la realizzazione del museo delle bambini e dei bambini all’interno del parco del quartiere Pilastro.
Un’iniziativa che, secondo i promotori, contraddice lo stesso bando comunale: a fronte di un dichiarato «consumo di suolo nullo», l’intervento comporterebbe la cementificazione di oltre 1.300 metri quadrati di area verde, l’abbattimento di diversi alberi e la costruzione di nuove strutture, alcune proprio dove erano state effettuate piantumazioni compensative appena due anni fa, in seguito alla costruzione della nuova caserma.

Per il comitato, il progetto mette a rischio uno dei pochi polmoni verdi del rione, che ha svolto un ruolo fondamentale anche durante le recenti alluvioni, assorbendo l’acqua e limitando i danni. «Un intervento inutile, calato dall’alto e senza alcun reale coinvolgimento degli abitanti», denunciano gli attivisti, che contestano anche la destinazione delle risorse pubbliche, sottratte ai bisogni reali della comunità.
La proposta alternativa esiste già: collocare il museo nell’ex scuola Ada Negri, oggi adibita a struttura di accoglienza, e avviare parallelamente un piano di recupero degli alloggi Acer sfitti presenti nel quartiere. Una soluzione che eviterebbe nuovo consumo di suolo e risponderebbe a esigenze sociali concrete.

Ma la mobilitazione di oggi affonda le sue radici in una storia più lontana. Negli anni Sessanta, quando il Pilastro era ancora circondato da campi e strade sterrate, un progetto urbanistico prevedeva una vasta colata di cemento fatta di palazzi, uffici e servizi che avrebbe attraversato l’intero rione fino a via San Donato. Furono gli stessi abitanti, organizzati in un comitato di inquilini, a studiare le carte e a opporsi.
La loro mobilitazione portò a una variante al piano regolatore: il parco venne salvaguardato, le nuove costruzioni ridimensionate e concentrate ai margini, mentre edifici storici già esistenti – come le vecchie case coloniche – vennero recuperati e trasformati in spazi pubblici, tra cui una biblioteca e un centro per ragazzi e adolescenti.
«Noi ci rifacciamo a quella storia – ha dichiarato Sergio Spina del comitato MuBasta – Speriamo che anche l’amministrazione di oggi sappia guardare alla storia della sua stessa istituzione».

ASCOLTA L’INTERVISTA A LAURA PASOTTI E SERGIO SPINA DI MUBASTA: