L’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) ha presentato un esposto alla Corte dei Conti chiedendole di indagare sulla destinazione di alcuni fondi pubblici italiani in Libia, destinati alle ong, ma che potrebbero essere finiti nelle mani o a beneficio delle milizie che gestiscono i centri di detenzione per migranti, dove avvengono torture e soprusi.
La vicenda era stata sollevata dalla stessa Asgi nell’estate scorsa, quando aveva rilevato numerose criticità circa l’utilizzo di quei fondi. Ora l’associazione di giuristi interessa la magistratura italiana per fare chiarezza.

Libia, i fondi per le ong in mano alle milizie?

«Sebbene i centri libici siano universalmente ormai riconosciuti come luoghi di tortura e mortificazione della dignità umana – scrive Asgi – il Governo italiano non ha condizionato l’attuazione degli interventi ad alcun impegno alle autorità di Tripoli di migliorare in modo duraturo la condizione degli stranieri detenuti». L’esposto di Asgi solleva dubbi sulla destinazione effettiva dei beni e dei servizi erogati, anche in luce del divieto del Ministero per il personale italiano di recarsi in Libia.
In particolare, i soldi pubblici italiani potrebbero essere stati utilizzati per rafforzare le recinzioni dei centri e per altre opere che poco o nulla hanno a che fare con la cooperazione internazionale.

Ai nostri microfoni, l’avvocato Alberto Pasquero di Asgi sintetizza la vicenda: «Tutto nasce dalla stipula del Memorandum Italia-Libia del febbraio 2017. I progetti di cui parliamo sono stati approvati pochi mesi dopo, sono sei milioni di euro, tutti destinati ad attività all’interno dei centri di detenzione libici». I progetti sono stati attuati da una serie di ong italiane, che per ragioni di sicurezza non intervenivano direttamente coi propri operatori, ma hanno subappaltato ad ong libiche gli interventi.
Questi ultimi hanno riguardato azioni umanitarie, come la costruzioni di aree ludiche per i bambini reclusi o la donazione di latte in polvere alle madri, dall’altro lato, però, ci sono anche attività inquietanti, come la manutenzione stessa dei centri o il rafforzamento dei cancelli.

Asgi mette in dubbio anche la natura degli interventi umanitari, perché agiti in quel modo e in quei contesti finiscono per legittimare il sistema di detenzione dei migranti. Di sicuro, però, la realizzazione di opere per il mantenimento dei centri presenta un’ulteriore gravità, anche e soprattutto perché quelle risorse, più o meno direttamente, potrebbero essere finite nelle tasche delle milizie.
«I rendiconti delle ong sono in molti casi abbastanza approssimativi – sottolinea Pasquero – per cui non possiamo escludere che quelle risorse siano finite alle milizie, anche per il fatto che si tratta di carceri, nei quali non si entra senza il consenso di chi li gestisce».

Alla Corte dei Conti, dunque, Asgi chiede di approfondire e verificare se vi siano stati danni erariali e di immagine per lo Stato italiano. «Questi soldi sono stati stanziati per la cooperazione e lo sviluppo – conclude Pasquero – e ce li vediamo spesi per mantenere in funzione dei carceri che sono intrinsecamente inumani».

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ALBERTO PASQUERO:

Articolo precedenteUn buon libro in attesa del vaccino
Articolo successivoA dieci anni dalla rivoluzione, la Tunisia è ancora in rivolta