Questa sera la Camera del Lavoro di Milano ospiterà l’assemblea pubblica in vista del corteo di sabato prossimo, 6 settembre, proclamato dopo lo sgombero del 21 agosto del Leoncavallo, il celebre centro sociale di via Watteau nel capoluogo lombardo.
Il corteo, però, non sarà incentrato solamente sulle sorti di quella che è stata una fucina sociale e culturale, come hanno riconosciuto molti artisti dopo l’arrivo delle forze dell’ordine. Al centro della mobilitazione, infatti, c’è una più generale riflessione sulla città e sul suo modello urbanistico.

Dopo lo sgombero del Leoncavallo, il corteo contro la speculazione edilizia e per gli spazi sociali

“Giù le mani dalla città” è il titolo della manifestazione, che nel documento rivendicativo cita testualmente: «In difesa degli spazi pubblici e sociali autogestiti, contro la gentrificazione, per il diritto all’abitare, contro la speculazione edilizia, il saccheggio delle olimpiadi Milano Cortina e i padroni delle città».
In una città che già era stata scossa dall’inchiesta giudiziaria sul tema dell’urbanistica, il Leoncavallo sottolinea che lo sgombero «è una evidente conseguenza delle trasformazioni avvenute a Milano a partire dal piano urbanistico».

Lo sgombero del 21 ottobre, sottolinea ai nostri microfoni Lilo, attivista del Leoncavallo, «è una ingiustizia lasciata a metà nel nome di una giustizia che è da cambiare, perché non è sociale, ma è privata».
Come avviene altrove, la speculazione edilizia in corso a Milano allontana la città «dalla vita reale delle persone e dei loro bisogni – sottolinea l’attivista – e si concentra principalmente su capitali, servizi che non sono primari».
Le priorità che il corteo di sabato rivendicherà, dunque, sono quelle della collettività in contrapposizione agli interessi privati.

Una manifestazione delle trasformazioni urbanistiche che ha subito Milano è stata vissuta dallo stesso Leoncavallo nella sede sgomberata di via Watteau, dove sono sorti due palazzoni di lusso che, sottolinea Lilo, «hanno anche accelerato lo sgombero».
Intanto l’Amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Sala ha proposto una soluzione alternativa per il centro sociale, promettendo un bando per uno spazio in via San Dionigi. «Quell’area presenta diverse criticità – sottolinea l’attivista – ad esempio perché c’è amianto che va bonificato. Quindi da una parte il Comune ci viene incontro, dall’altra ci chiediamo perché perdere via Watteau per dare spazio all’ennesima speculazione edilizia?».

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