Da Bologna, i pomeriggi a scuola vengono estesi dall’estate agli altri 54 Comuni dell’area metropolitana, col coinvolgimento previsto di circa 2.350 preadolescenti. È questo il cuore del progetto “Scuole aperte metropolitane”, che ha lo scopo di ampliare tempi e opportunità educative per i preadolescenti.
L’accordo stipulato riguarda infatti gli alunni della scuola media in 49 istituti comprensivi dell’hinterland bolognese. Il progetto, che punta a spezzare la solitudine dei ragazzi con varie attività da svolgere negli istituti scolastici (l’obiettivo è la gratuità totale per le famiglie), vale 875.000 finanziati dalla Regione Emilia-Romagna.
Il progetto “Scuole aperte metropolitane” per dare alternative educative ai ragazzi
Per il sindaco metropolitano Matteo Lepore «la vera sfida è quella sociale, per dare ai ragazzi di tutta la città metropolitana le stesse opportunità. Al contrario dell’andazzo generale, Scuole aperte non si rivolge ai giovani per stigmatizzarli, ma parte da loro per migliorare le nostre comunità. Non vogliamo tenere aperte le scuole perché abbiamo bisogno di tenere i ragazzi chiusi da qualche parte ma per avere autonomie scolastiche più a contatto col territorio».
Per l’assessora regionale alla scuola Isabella Conti la prima esigenza «è sicuramente quella di dare ai ragazzi nell’età più critica del neurosviluppo, tra gli 11 e 13 anni, dei contenuti di qualità e del tempo in presenza in una relazione profonda che li tolga dai device digitali e dalla solitudine. Sicuramente è anche un antidoto che previene il metal detector».
Un concetto ribadito da Lepore: con Scuole aperte metropolitane «andiamo nella direzione opposta del metal detector, che dice: ‘non mi interessa come stai, l’importante è che non vieni a scuola armato’».
Peraltro, parlando di baby gang a proposito del disagio in questa fascia d’età, Conti avverte: «Rischiamo di connotare i ragazzi in negativo: se noi dicessimo ragazzini fragili, nessuno si farebbe i selfie davanti agli strilloni delle edicole per dire: sono io la baby gang».
«Togliere l’indifferenza e aprire invece le scuole e’ fondamentale», sottolinea da parte sua il consigliere delegato della Città metropolitano Emanuele Bassi, mentre secondo l’assessore comunale di Bologna Daniele Ara Scuole aperte «significa rinnovare un rapporto con la scuola pubblica», con l’ingresso negli istituiti anche del terzo settore.
Ara rievoca il dibattito in corso con le Forze dell’ordine sull’applicazione della circolare sulla sicurezza nelle scuole: «quando succede qualcosa non basta trovare il ‘furfante’ ma bisogna anche sapere capire anche come e perché queste cose succedono».
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