Non più “Piano Freddo”, ma “Piano di Allerta Climatica”. Quella che può sembrare solo una differenza di nomenclatura in realtà sottende una trasformazione sostanziale dell’accoglienza straordinaria che il Comune di Bologna mette in campo per offrire protezione alle persone più fragili. Così, il riparo offerto durante i mesi invernali per fronteggiare le temperature rigide si estende potenzialmente anche ad altri periodi dell’anno, in cui ad esempio il caldo estremo o le alluvioni rendono necessaria l’accoglienza delle persone più esposte.

A Bologna il Piano Freddo diventa “Piano di Allerta Climatica”: ecco come funziona

A raccontare il cambio di impostazione nel sistema di accoglienza straordinaria è stata, venerdì scorso durante la Commissione Salute del Consiglio comunale, l’assessora al Welfare Matilde Madrid.
L’occasione, in realtà, è stata proprio la ricognizione del primo mese del “Piano Freddo”, che quest’anno ha messo a disposizione una quarantina di posti in più, anche con sperimentazioni come le strutture modulari provvisorie in via Terracini.
Nello specifico sono 160 i posti pensati per accogliere in via straordinaria le persone che vivono la fragilità abitativa, che si aggiungono ai 486 posti di accoglienza ordinaria.

È in questo contesto che Madrid ha spiegato il cambio di impostazione determinato proprio dalla crisi climatica e dalle sue manifestazioni estreme. Quindi non più solo “Piano Freddo”, ma “Piano di Allerta Climatica”.
«I cambiamenti delle temperature durante le stagioni che hanno un impatto sulla salute delle persone, in particolare quelle che fanno una vita molto esposta – ha osservato l’assessora – non riguardano più solo il periodo invernale, ma riguardano anche i picchi che stiamo vivendo negli ultimi anni con temperature molto elevate».

Per questa ragione l’accoglienza straordinaria potenzialmente si potrà attivare in diversi periodi dell’anno con un sistema «a fisarmonica», spiega Madrid. Il piano, dunque, funzionerà allo stesso modo, qualora necessario, durante tutto l’anno con il coordinamento di Asp e la disponibilità di posti in accoglienza dei soggetti attuatori.
Ma Madrid non cita solo le alte temperature estive: l’accoglienza potrebbe funzionare anche in altri casi di eventi estremi «come alluvioni, inondazioni o altre situazioni che rendono necessaria l’accoglienza straordinaria».

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