La stagione 2026 del Comunale Nuveau apre con un opera del repertorio mozartiano realizzata dal grande compositore a 25 anni, rappresentata alla corte di Monaco nel 1781 su libretto dell’Abate Varesco. L’opera si presenta con momenti di indiscusso pregio nella parte orchestrale, specialmente nel secondo e terzo atto, tuttavia non coinvolge e travolge l’uditorio come le più note partiture basate sui libretti di Da Ponte, forse anche in quanto più universalmente conosciute e familiari. Splendide voci tengono comunque il pubblico inchiodato alle poltrone e gli applausi, tiepidi nel primo atto, si fanno via via più convinti addentrandosi nel cuore del dramma, ascoltando gli assieme e le arie più riuscite, per sfociare in un convinto consenso finale distribuito equamente sulla direzione del Maestro Abbado, sull’ottimo coro diretto dalla Maestra Gea Garatti Ansini e sulle voci soliste tra cui spicca quella dell’incredibile Mariangela Sicilia, la delicata e convincente Francesca di Sauro e Antonio Poli.

Roberto Abbado, Direttore principale della Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, torna sul podio questa volta per l’avvio della stagione lirica 2026 intitolata “Verso Itaca” con un titolo che vede la sua trama originarsi dal mito come vicende che seguono alla disfatta di Troia con il ritorno dei vincitori verso la propria patria portandosi le donne troiane come schiave.

Idomeneo, dramma per musica in tre atti, musicato da Wolfang Amadeus Mozart nel 1780 su libretto di Giambattista Varesco e tratto dal libretto di Antoine Danchet per la tragédie lirique di André Campa (1712), inizia infatti con il pianto di una principessa troiana Ilia, figlia del vecchio Priamo re di Troia ora prigioniera dei cretesi. Nella sua gabbia posta al centro della bella scenografia ideata da Dario Gessati, si dispera per la sua caduta in schiavitù e ricorda la sorte dell’antica reggia e del genitore. I suoi sospiri sono anche causati da un amore che non vede corrisposto per Idamante, figlio del re cretese Idomeneo, che sembra tuttavia preso per Elettra, Figlia di Agamennone rifugiatasi a Creta dopo aver assassinato la madre Clitennestra.

Se alla partenza dei Greci per la guerra di troia Agamennone aveva dovuto sacrificare la figlia Ifigenia per un vento favorevole alla partenza, qui invece è Idamante ad aver promesso a Nettuno che avrebbe sacrificato il primo che avrebbe incontrato allo sbarco a Creta, se il dio gli avesse concesso di ritornare sano e salvo. Ovviamente l’incontro sarà con un giovane che si rivelerà essere il figlio Idamante, cresciuto durante la sua assenza e per questo non subito riconosciuto. Non potrà celare a lungo il suo segreto il pur vittorioso padre perché il dio reclama la sua vittima sacrificale scatenando la furia del mare e terrorizzando la popolazione cretese con un mostro marino. Proprio quando Idamante, felice del ritorno del padre, libera le schiave troiane e proclama il proprio amore per Ilia, appreso del mostro, nel tenativo di salvare il suo popolo, decide di andare a combattere il mostro dato che che il padre appare insensibile al suo affetto e lo rifugge. Idomeneo in realtà sta cercando di salvare la vita al figlio tacendo che il giovane dovrebbe essere sacrificato a Nettuno e tentando di spedirlo ad Argo con la giovane Elettra. Quando la pressione del gran sacerdote impone a Idomeneo di confessare al popolo la ragione per cui il mostro perseguita l’isola, giungono squilli festosi di tromba, insieme alla notizia che proprio Idamante ha ucciso il mostro marino. Non viene meno tuttavia la necessità di ottemperare a un giuramento fatto a una divinità e il padre si prepara a sacrificare il giovane. Ilia irrompe nel luogo in cui si sta compiendo il sacrificio e si offre al posto del suo innamorato. La voce di un oracolo salva la vita di entrambi gli innamorati comunicando che il dio rinuncerà al sacrificio se Idomeneo abdicherà a favore del figlio che al suo posto regnerà su Creta insieme alla sposa Ilia. Il lieto fine è offuscato lievemente dall’ira di Elettra che se ne va mentre iniziano i festeggiamenti e le danze a corte per i giovani sposi.

Il regista Mariano Bauduin ha fatto una scelta apprezzabile decidendo di percorrere la strada di un classicismo metafisico ispirandosi a quadri di De Chirico e Savino nella costruzione scenografica e nei costumi creando un’atmosfera onirica, in cui s’incontrano elementi delle nostre memorie classiche e mitologiche con forme stilizzate e geometrie novecentesche. C’è un grande senso del teatro con la mescolanza di stili e simboli in cui c’è posto per una maschera tragica greca, il labirinto cretese inciso in oro su una roccia e anche per la citazione del teatro d’ombre cinese con le sue sagome di draghi di carta, rette con pali da comparse o danzatori a creare danze del drago e battaglie. Bello l’uso della metonimia, la parte per il tutto, con l’uso di una piccola vasca in scena la cui acqua viene agitata dal dio Nettuno per narrare la tempesta che infuria sulle coste dell’Isola davanti al popolo (il coro) terrorizzato. Molto curati i costumi di Marianna Carbone che seguono e si adattano molto bene all’evoluzione drammaturgica dei personaggi e ne rappresentano non solo il ruolo ma lo spirito, la temperatura emotiva tanto per Ilia prima schiava lacera e poi regale, che per Idomeneo scombussolato dalla furia del mare e poi splendente. Molto evocativo il costume di Elettra che condensa nelle sue forme e colori quando sappiamo di questo personaggio nelle diverse rappresentazioni sia classiche che novecentesche. Bellissimi i costumi del coro che rappresentano il popolo cretese come anche il costume rosso delle ancelle che in alcuni momenti quasi danzati evocano forse le parche che srotolano i loro fili e che un giorno prestabilito taglieranno.

Fili e corde ricorrono in vario modo lungo tutta la rappresentazione a ricordare il legame della presente vicenda che si svolge a Creta con le precedenti vicende del labirinto e del filo di Arianna e a ricordare forse anche i legami esistenti tra noi e quei miti e tra noi e quelle forme musicali e teatrali messe in scena che dalla loro distanza ancora ci muovono qualcosa dentro.

Sicuramente hanno entusiasmato le voci dei cantanti e soprattutto delle cantanti: incantevole Mariangela Sicilia che qui ha usato la delicatezza, la levità per ammaliare, come lei alla sua prima volta nel ruolo anche Francesca di Sauro, che interpreta egregiamente, en travesti, Idamante, in origine affidato ai castrati. Antonio Poli è molto applaudito nel ruolo del titolo come anche Leonardo Cortellazzi in quello di Arbace, e Salome Jicia interpreta con l’ irruenza richiesta Elettra.

La partitura presenta un’orchestrazione molto ricca, godibili in particolare le parti dei fiati, non semplice accompagnamento ma intervengono spesso a sostenere le emozioni dei personaggi, dando alla musica una presenza forte e partecipe nel racconto. Mozart in questa partitura giovanile dimostra di cercare di innovare rispetto al passato: sviluppa l’opera seria in una forma moderna cercando di concatenare le forme musicali e mettendole a servizio del discorso teatrale. Il nuovo stile, che segue la riforma gluckiana, suggerisce a Mozart di sostenere i recitativi non con il solo clavicembalo, ma con tutti gli archi che dialogano con le frasi cantate. Mozart tenta di non isolare più l’azione nei recitativi facendo delle arie momenti di puro virtuosismo, al contrario sta cercando, nonostante il più classicista librettista freni il suo desiderio, di far debordare il dialogo, l’azione anche oltre i recitativi creando numeri d’assieme. Piacevoli risultano i momenti d’insieme e i cori in particolar modo, come il momento di paura di fronte al pericolo causato dal mostro marino.

Abbado ha scelto di portare sul palco del Comunale la partitura rappresentata a Monaco nel 1781 con balli e marce tagliate in altre versioni per poter far ascoltare al pubblico l’impianto drammaturgico complessivo pensato da Mozart in cui proprio i momenti coreutici integrati nell’opera rappresentava una novità per l’epoca. Normalmente i balli, anche se momento molto atteso delle serate nei teatri d’opera italiani nella stagione carnevalesca, erano tuttavia del tutto autonomi dall’opera rappresentata e venivano presentati durante gli intervalli con trame differenti e soprattutto ad opera di compositori differenti da quelli che componevano l’opera del cartellone principale. In questa partitura invece il libretto nel finale indica “segue l’incoronazione d’Idamante, che s’eseguisce in pantomima, ed il coro, che si canta durante l’incoronazione ed il ballo”.

Dunque Mozart dichiara nelle sue lettere di essere molto orgoglioso di aver scritto un divertissement interno all’opera e si si onorava di aver scritto la musica per le danze, contrariamente alla consuetudine.

La musica del ballo finale è in effetti molto interessante e valeva senz’altro la pena farla apprezzare al pubblico. Meno riuscita è tuttavia la parte danzata nonostante siano apprezzabili danzatori e danzatrici in scena, ma la coreografia di Miki Matsuse van Hoecke non regge per l’intera lunghezza della parte musicale, ha spesso dei cali di tensione e non convince. Bella era l’idea di riprendere l’antica storia della leggenda cretese con la rappresentazione di Arianna, Teseo e del Minotauro. Sicuramente sul motivo della danza nel labirinto si poteva fare una coreografia più interessante. Apprezzabile l’aver ricordato l’abbandono di Arianna da parte di Teseo e la “consolazione” successiva come sposa di Dioniso (secondo alcune versioni del mito) per cui la pantomima si chiude con il doppio sposalizio di Adamante e Ilia e di Arianna e Dioniso, dopo che tutti i mostri sono stati sconfitti.

La festa di nozze tra Idamante e Ilia è idealmente proseguita nel foyer dove è stato allestito un sontuoso banchetto aperto sorprendentemente a tutto il pubblico della prima e non riservato solo ad abbonati e grandi sostenitori, dando un segnale di volontà di democratizzazione della fruizione teatrale e del momento conviviale seguente da parte della nuova sovrintendente Elisabetta Riva. Il gesto è stato molto apprezzato dal pubblico presente che, per quanto corrispondente sempre all’élite delle prime, a Bologna è fortunatamente molto meno esclusivo che in altre città e in altri teatri, presentando una maggiore varietà grazie alle politiche dei prezzi comunque accessibili (dai 150 € del settore 1 ai 30€ del settore 4).

Repliche fino al 1 febbraio.