La Consulta ha rinviato il ricorso contro la legge 40 che in Italia vieta la fecondazione eterologa: era stata annullata la sentenza su cui si chiedeva un giudizio. Il luminare Carlo Flamigni: “È cambiato il concetto di genitorialità”.

Un rinvio e non, come titolano molti giornali sotto l’influenza vaticana, una bocciatura. È questo il senso della sentenza con cui si è espressa ieri la Corte Costituzionale in merito al tema della fecondazione eterologa. La Consulta ha respinto il ricorso contro la legge 40, che vieta nel nostro Paese la fecondazione eterologa, poiché i presupposti su cui faceva leva il ricorso (la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 3 novembre 2011) è stata annullata e dunque i giudici non possono procedere.

Il tema della fecondazione assistita torna dunque a far discutere nel nostro Paese. Il “Movimento per la Vita” accoglie questo rinvio come una vittoria e invita a “rassegnarsi al principio fondamentale della legge 40 che riconosce il concepito come un soggetto di diritti”.
Una rassegnazione che non sfiora minimamente Carlo Flamigni, luminare di ginecologia e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, che definisce il “Movimento per la Vita” antistorico. Secondo il professore, infatti, ormai è cambiato il concetto di genitorialità, dal momento che è giusto considerare genitore chi si cura del figlio quando è vivo e non chi dona semplicemente i propri cromosomi. Quasi tutta Europa, ad eccezione di Italia e Malta, consentono la fecondazione eterologa e prima o poi si arriverà a reintrodurla anche nel nostro Paese.

Secondo Flamigni, quindi, è opportuno che dopo questo rinvio, si proceda a ripresentare il ricorso, nel tentativo di ripristinare in Italia un ordinamento di civiltà. Questo anche per evitare i rischi che il turismo della fecondazione può costituire quando ci si reca in Paesi dell’Est europeo o comunque privi delle garanzie sanitarie che, invece, il nostro Paese potrebbe offrire.
La strada del ripristino della possibilità di effettuare la fecondazione eterologa, secondo Flamigni è segnata: “è inevitabile. Forse non la vedrò io, ma di sicuro i miei figli o i miei nipoti”.

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