Oltre 100 i seggi conquistati dal MUD, poco meno della metà, invece, verranno occupati dal PSUV. Un voto “storico” riconsegna il Parlamento del paese alle opposizioni 17 anni dopo l’ascesa del chavismo.

I risultati rilasciati dal Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) anche se ancora incompleti devono essere comunque considerati “irreversibili”. Nella mattinata di oggi, Tibisay Lucena, presidente del CNE, congratulandosi con il popolo venezuelano per la sua “impressionante dimostrazione di civiltà” (si è recato alle urne il 74% degli aventi diritto), ha annunciato che la Mesa de Unidad Democratica (MUD) ha vinto le elezioni parlamentari. Il Partito Socialista al governo ha conquistato 46 seggi, ha precisato la Lucena, mentre il MUD ha raggiunto quota 99. Restano in ballo 22 seggi, di cui 3 sono riservati alle popolazioni indigene.

È andata anche peggio di quanto prefigurato dai sondaggi pre-elettorali: l’opposizione ha già superato agevolmente gli 84 seggi necessari per conquistare la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale (167 seggi in totale), dunque, il MUD avrà a disposizione un ampio potere su  tutte le decisioni per cui la Costituzione prevede una votazione parlamentare. Tuttavia, l’assegnazione degli scranni rimasti decreterà quanto la maggioranza sarà “qualificata”. Infatti, con i 3/5 del Parlamento (101 seggi) si ha la possibilità di rimuovere i singoli ministri, invece, con i 2/3  è possibile, tra le altre cose, convocare un’assemblea costituente.

Su questa debacle del “blocco patriottico” aleggia lo spettro di una crisi economica senza precedenti e, soprattutto, della violenza che da un anno a questa parte si è impadronita del panorama politico. Secondo il Fondo Monetario Internazionale il PIL venezuelano si contrarrà del 10% quest’anno, mentre Bloomberg calcola che l’inflazione arriverà a toccare il 124% (la più alta al mondo). Sembra che la fortuna del modello chavista stia collassando all’unisono con quello delle quotazioni del petrolio che rappresenta il 96% delle esportazioni del paese. D’altronde è noto: “il Venezuela sconta un’eccessiva dipendenza dalle rendite petrolifere – ha fatto presente Federico La Mattina, collaboratore dell’Associazione Marx 21 – che sono state l’asse portante delle politiche sociali e di redistribuzione di cui il governo venezuelano si è fatto portavoce”.

Tuttavia, non pochi pensano che sulla situazione catastrofica in cui versa l’economia di Caracas stia pesando l’attacco lanciato da alcune potenti oligarchie. “Il Venezuela è sempre stato sotto aggressione esterna e interna più o meno latente – ha sottolineato a tal proposito La Mattina –  e non soltanto durante il golpe del 2002”. “A partire dal 2014, il Venezuela è stato vittima di vere e proprie operazioni terroristiche” ha ribadito La Mattina, riferendosi alle cosiddette “guarimbas”, letteralmente “barricate”.

Come Associazione Marx21 “abbiamo avuto modo di parlarne a Ravenna in occasione del Terzo Incontro Nazionale di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana direttamente con il comitato Vittime delle Guarimbas” ha proseguito l’esperto di America Latina, che “ci ha offerto una relazione diametralmente opposta a quella tossica occidentale” per cui Leopoldo Lopez, uno dei principali esponenti dell’opposizione venezuelana, è un leader democratico che affronta una dittatura ultra autoritaria. “Queste cosiddette proteste pacifiche – ha testimoniato La Mattina – sono state supportate da gruppi paramilitari in particolare nelle regioni confinanti con la Colombia hanno portato a più di 40 morti”. 

Gugliemo Sano