È difficile scegliere la misura più clamorosa tra le 65 allo studio del governo Meloni per il nuovo “Pacchetto Sicurezza”. Forse quella che rimanda di più a tempi di autoritarismo riguarda il fermo preventivo di 12 ore riservato agli attivisti, che ricorda gli arresti preventivi degli antifascisti nelle città in occasione delle visite di Benito Mussolini.
Ma dentro alla bozza su cui lavora l’esecutivo c’è di tutto, da un giro di vite per migranti e ong allo scudo penale per gli agenti delle forze dell’ordine, da misure discrezionali di natura economica per le manifestazioni all’allargamento delle zone rosse e dei daspo urbani.
Il tema della sicurezza è da sempre un cavallo di battaglia della destra, che lo interpreta inevitabilmente in chiave repressiva. L’attuale governo è già intervenuto sul tema con quello che era il ddl 1660, che conteneva misure molto pesanti come l’introduzione del reato di rivolta carceraria, la norma anti-Gandhi e addirittura una sorta di legalizzazione della strategia della tensione, con la possibilità delle forze dell’ordine di infiltrarsi e dirigere i gruppi terroristici.
Misure repressive che, evidentemente, non hanno dato gli effetti sperati in termini di aumento della sicurezza. Ecco che allora si prepara il bis, ancora più repressivo.
Le nuove misure allo studio del governo sulla sicurezza: l’ennesimo inasprimento della repressione
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha presentato due nuovi provvedimenti in materia di sicurezza che il governo punta a portare in Consiglio dei ministri entro la fine del mese: un decreto legge con disposizioni urgenti per il potenziamento operativo e organizzativo del Viminale e delle forze di polizia e un disegno di legge articolato in 40 articoli che interviene su sicurezza pubblica, immigrazione, protezione internazionale e funzionamento delle forze dell’ordine.
Il pacchetto introduce misure definite “antimaranza” e rafforza il contrasto alla violenza giovanile, con il divieto di porto e vendita ai minori di coltelli e armi improprie. Viene ampliato il catalogo dei reati per i quali può essere disposto l’ammonimento del questore anche nei confronti di minori tra i 12 e i 14 anni, includendo lesioni personali, rissa, violenza privata e minacce commesse con armi o strumenti atti a offendere. Per i minori sopra i 14 anni è prevista una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro a carico dei soggetti tenuti alla sorveglianza, salvo dimostrazione dell’impossibilità di impedire il fatto. La stessa sanzione si applica nei casi di ammonimento per atti persecutori o cyberbullismo.
Sul fronte dell’ordine pubblico, viene ampliata la possibilità per i prefetti di individuare zone a rischio caratterizzate da gravi e ripetuti episodi di illegalità, nelle quali vietare la permanenza e disporre l’allontanamento di soggetti già segnalati per specifici reati. Previsto anche uno “scudo penale” per chi agisce nell’adempimento di un dovere o nell’uso legittimo delle armi, con la non iscrizione automatica nel registro degli indagati in presenza di cause di giustificazione.
Ma sono anche altre le misure che destano preoccupazione. Ad esempio il fermo preventivo fino a 12 ore di persone sospettate di essere pericolose. O, in casi come la deviazione dei cortei dai percorsi prestabiliti o le manifestazioni non autorizzate, lo spostamento dal penale all’amministrativo del procedimento. Ciò che potrebbe sembrare positivo, in realtà toglie molte delle garanzie di un processo e sposta sul piano pecuniario e discrezionale il contenzioso, dando più poteri alle forze dell’ordine e togliendone ai giudici.
Ampio il capitolo dedicato all’immigrazione: il testo introduce ulteriori limiti ai ricongiungimenti familiari, rafforza l’esecutività delle espulsioni e prevede nuove norme sulle Ong, tra cui la possibilità di disporre l’interdizione temporanea delle acque territoriali e il trasferimento dei migranti in Paesi terzi in presenza di gravi minacce all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale. Viene inoltre recepito nel diritto interno il concetto di “Paese terzo sicuro”, in linea con la normativa europea, con effetti sull’inammissibilità delle domande di protezione internazionale e sulla non sospensione dell’esecutività in caso di ricorso.
Il provvedimento rifinanzia i sistemi di videosorveglianza urbana per il triennio 2025-2028, rafforza il Fondo sicurezza urbana e consente ai comuni di utilizzare le risorse anche per il lavoro straordinario delle polizie locali. Introdotta un’aggravante specifica per i reati commessi contro giornalisti durante l’esercizio delle loro funzioni e istituito un fondo da 50 milioni per la sicurezza delle stazioni ferroviarie. Ora il pacchetto attende l’esame del Consiglio dei ministri, dove potrebbero arrivare ulteriori modifiche.
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