Non è solo uno scooter. È un pezzo di storia italiana su due ruote, un simbolo di libertà che profuma di miscela al 2% e risuona con quel ronzio inconfondibile che le ha dato il nome.
Oggi, la Vespa non è più solo il mezzo di trasporto economico del dopoguerra. È diventata un oggetto di culto globale, divisa tra due anime apparentemente opposte ma spesso coincidenti: il collezionista purista, che cerca il bullone originale del 1954, e lo smanettone, che vede sotto la scocca in metallo un potenziale da gara.
Il Mercato del Collezionismo: “Ruggine d’Oro”
Negli ultimi vent’anni, il valore delle Vespa d’epoca è esploso. Quella che un tempo era una vecchia carcassa abbandonata nel fienile del nonno, oggi è considerata un “ritrovamento archeologico”.
Il mercato si divide principalmente in due filosofie di restauro:
- Il Conservato: È il Santo Graal. Una Vespa con la sua vernice originale, i segni del tempo, ma meccanicamente perfetta. I collezionisti pagano cifre astronomiche per l’autenticità e la “patina” storica.
- Il Restaurato a nuovo: Vespe riportate allo splendore di fabbrica, sabbiate e riverniciate con i codici colore originali Max Meyer, pronte per ottenere la “Targa Oro” FMI o l’omologazione ASI.
Questo ha portato al boom delle vendite di accessori e ricambi per i modelli di Vespa classici e alla nascita di tantissimi club di cultori della due ruote targata Piaggio.
I Modelli Iconici: I “Must-Have”
Se si vuole entrare in questo mondo, bisogna conoscere i modelli che hanno fatto la storia. Ecco i pilastri del collezionismo vespistico:
- Vespa 98 (1946): La genesi. La prima serie, senza cavalletto e con il faro sul parafango. Praticamente introvabile e con quotazioni da appartamento.
- 125 “Faro Basso” (Anni ’50): La Vespa di Vacanze Romane. Forme tondeggianti, manubrio nudo in tubo cromato. È l’essenza dell’eleganza.
- GS 150 (Gran Sport): La prima Vespa “sportiva”. Scocca più imponente, ruote da 10 pollici (prima erano da 8) e una linea che molti considerano la più bella mai disegnata da Corradino D’Ascanio.
- Vespa 125 Primavera & ET3: Il simbolo degli anni ’70 e ’80. Agile, scattante (“Smallframe”), è stata il sogno di ogni sedicenne dell’epoca. La versione ET3, con accensione elettronica e tre travasi, è ancora oggi ricercatissima.
- Vespa Rally 200: La regina dei viaggiatori. Motore potente, accensione elettronica (su alcuni modelli), capace di macinare chilometri. È la “Largeframe” per eccellenza prima dell’avvento della PX.
- 50 Special: “Dammi una Vespa…” cantavano i Lùnapop. Faro rettangolare, nasello in plastica, quattro marce. È la base preferita per chi inizia e, soprattutto, per chi vuole elaborare.
L’Arte dell’Elaborazione: Quando la Vespa “Vola”
Se il collezionista cerca la perfezione storica, l’elaboratore cerca l’adrenalina. L’elaborazione (o tuning) della Vespa è una vera e propria religione in Italia, radicata nella meccanica semplice del motore 2 tempi.
L’obiettivo è trasformare un mezzo tranquillo da 45 km/h in un bolide capace di bruciare i semafori o competere in pista.
I Protagonisti del Tuning
Nomi come Polini, Malossi, Pinasco e DR sono leggendari. Negli ultimi anni, si sono aggiunti artigiani di altissimo livello come Quattrini, Falc o Parmakit, che producono componentistica quasi aerospaziale.
Cosa si modifica?
L’elaborazione non si ferma all’adesivo sulla scocca. Si interviene su tutto:
- Gruppo Termico (Cilindro e Pistone): Si passa dai classici 75cc o 102cc per le “vespine”, fino ai mostruosi 130cc o oltre 200cc per i modelli grandi. L’obiettivo è aumentare cilindrata e travasi.
- L’Espansione (Marmitta): Qui l’estetica incontra la fisica. Le marmitte a espansione (spesso artigianali e saldate a mano) sono fondamentali per far “respirare” il 2 tempi agli alti regimi. Il suono diventa metallico, acuto, inconfondibile.
- L’Alimentazione: Carburatori maggiorati (dal 19mm originale si passa a 24, 28, fino a 34mm) e valvole lamellari per gestire il flusso di miscela.
- Ciclistica: Con motori che superano i 20-30 cavalli (contro i 4-5 originali), servono freni a disco, ammortizzatori a gas e gomme performanti per non decollare letteralmente.
Turismo Veloce vs Racing
C’è chi elabora per il “Turismo Veloce”, cercando un motore affidabile che tenga i 100-110 km/h di crociera per i raduni, e chi prepara Vespe da strip (gare di accelerazione) o da pista (Vespa GP), dove i motori urlano a 12.000 giri e la manutenzione si misura in ore di utilizzo.
Conclusione: Una Passione Immortale
Che sia un conservato maniacale da tenere in salotto o un “proto” da pista con freno a disco e raffreddamento a liquido, la Vespa unisce generazioni. C’è qualcosa di magico nel rimettere in strada un mezzo di 50 anni fa, tirare l’aria, dare un colpo secco alla pedivella e sentire quel motore tornare in vita.
È un hobby costoso? Spesso sì. È frustrante quando si rompe il filo della frizione a 30 km da casa? Assolutamente. Ma come direbbe ogni vero vespista: “La Vespa non perde olio, marca il territorio”.







