Il costo della vita a Bologna è aumentato del 36% in appena cinque anni. A denunciarlo è Rifondazione Comunista, che implementa così una campagna già iniziata in ambito istituzionale con Sinistra Unita per Bologna e altre liste della Città Metropolitana.
Incrociando dati ufficiali e calcoli di diversi osservatori, il partito ha creato una sezione sul suo sito in cui i cittadini possono toccare con mano il peso degli aumenti nella propria zona di residenza per diversi settori. Il più eclatante è quello della casa, seguito dall’energia, dai trasporti e altro ancora.
La campagna di Rifondazione sul carovita, che a Bologna è aumentato del 36%
«Non è solo colpa del governo nazionale – chiosa Riccardo Gandini, segretario provinciale di Rifondazione – Da trent’anni i Ds prima e il Pd poi hanno inseguito un modello di città vetrina invece di tutelare i servizi pubblici».
Secondo Gandini, quindi, la spinta sul turismo e sull’edilizia per le fasce alte è una precisa scelta politica e la ragione sta nell’aumento delle entrate derivanti dell’Irpef e dalla tassa di soggiorno. Risorse che il Comune avrebbe utilizzato poi per gli stessi scopi invece che per tutelare le fasce deboli della popolazione, in una sorta di loop.
Le conseguenze di un carovita del 36% è drammatico, tanto per l’espulsione dalla città dei poveri, tanto per la fuga di personale di servizi essenziali come la sanità e i trasporti.
Ad aggiungersi ai problemi locali ci sono poi quelli di matrice nazionale e internazionale. Nell’ultimo lustro l’inflazione è galoppata soprattutto per effetto delle scelte belliche nei diversi conflitti, che hanno generato ben due gravi crisi energetiche in appena quattro anni.
Se si considera il solo costo dell’energia, la spesa di una famiglia media composta da due persone supera i 1600 euro annui. Poi ci sono gli aumenti per gli alimentari, i trasporti e altre voci ancora. Secondo la stima di Rifondazione, a Bologna servono tra i 1330 e i 1605 euro al mese solo per le spese essenziali.
Eppure le spese militari aumentano toccando nuovi record e le quotazioni in borsa delle società che producono armi schizzano in alto.
Al contrario delle politiche agite fin qui, Rifondazione chiede sul piano locale di investire i cospicui utili delle società partecipate, Tper ed Hera in primis, non per i dividendi degli azionisti, ma per migliorare i servizi e renderli sostenibili da tutti. Poi un tetto agli affitti, il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica, fino alla requisizione degli alloggi vuoti se necessario.
Sul piano nazionale, invece, il partito vorrebbe la revoca delle sanzioni a quelli che gli Usa definivano “Stati canaglia”, perché si sono dimostrate un boomerang che ha penalizzato le esportazioni italiane.
Nella conferenza stampa c’è stato spazio anche per una battuta sulla Linke, che ha vinto le elezioni a Berlino. Il partito tedesco, sottolinea Gandini, è nella stessa famiglia europea di Rifondazione e ha vinto anche grazie ad un’attenzione sul problema del carovita.
ASCOLTA L’INTERVISTA A RICCARDO GANDINI:







