In libreria uscirà domani, 25 settembre, ma il libro di Salvatore Papa, intitolato “Bologna non è un’isola felice – Retoriche e realtà del brand urbano” (Derive/Approdi) ha già sollevato un dibattito in città. Addirittura l’assessore comunale alla Cultura Daniele Del Pozzo ha risposto all’autore in un’intervista sul Corriere di Bologna, pur senza aver letto il libro.
Giornalista culturale, caporedattore di Zero Bologna, Papa è andato evidentemente a toccare un nervo scoperto sotto le Due Torri, partendo proprio dalla cultura, ma andando ad analizzare tutte le trasformazioni che la città ha subìto negli ultimi vent’anni, dall’esplosione del turismo all’emergenza casa, passando per la foodification.
Attraverso una ricostruzione dettagliata, che ha recuperato dati concreti insieme a dichiarazioni e cronache giornalistiche, Papa smonta una narrazione entusiastica della città che appare un’operazione di marketing territoriale poggiata su un vecchio mito di una Bologna che non c’è più. Facendo ciò, l’autore descrive il riposizionamento simbolico operato dalle amministrazioni in due decenni (con un’accelerata negli ultimi dieci anni), che però è assai meno improntato alla coesione sociale e alla distribuzione della ricchezza che in passato.
Non deve stupire quindi, se il libro solleverà polemiche tanto tra coloro che sono legati a un’idea nostalgica ed identitaria di una città che però ha cambiato i connotati quanto tra i sostenitori della nuova città-vetrina, sotto il cui luccichio però si nascondono fenomeni come l’espulsione economica o il lavoro sottopagato.

“Bologna non è un’isola felice”, da laboratorio di controculture a “mangificio”
La prima parte del libro di Papa si concentra sulla cultura, intesa in senso stretto ma anche in senso politico. Da laboratorio politico, democrazia sociale avanzata e culla di controculture libere a “mangificio” a cielo aperto e destinazione turistica per masse mordi-e-fuggi. Il trasformismo di Bologna negli ultimi vent’anni offre una delle parabole più emblematiche e spietate dell’impatto del neoliberismo e del marketing territoriale sulle città italiane.
Ai nostri microfoni, l’autore segnala un passaggio fondamentale, cioè quando l’assessorato al turismo e quello alla cultura sono finiti nelle stesse mani, quelle dell’attuale sindaco Matteo Lepore.
Proprio in quegli anni si è registrata una serie di eventi che, messi in fila e analizzati insieme, spiegano bene il cambio di rotta della città. Da un lato, il marketing territoriale spinto per attrarre capitali e turisti, come la creazione del brand “Bologna City of Food”, insieme alla nascita di Fico che sempre sul cibo ha insistito. Dall’altro, la rimozione di tutte quelle esperienze autogestite e controculturali che ostacolavano una nuova immagine di Bologna, “moderna” ed “europea” si diceva allora. Papa ricorda gli sgomberi dei centri sociali Atlantide ed Xm24, ma l’elenco è assai più lungo e include il Laboratorio Crash, Làbas, ma anche occupazioni abitative come l’ex Telecom.
Il segno della trasformazione genetica della città è rappresentato dalla destinazione attuale di quegli stabili che furono casa per controculture politiche e sociali: uno studentato di lusso e un cohousing per la classe media a rischio impoverimento.
Gentrificazione, turistificazione, festivalizzazione e foodification sono le parole, spesso provenienti dal mondo accademico, che descrivono le dinamiche che hanno attraversato e ancora attraversano Bologna e che vengono sviscerate nel libro.
L’autore stesso – sia ai nostri microfoni che attraverso i preziosi contributi contenuti nel libro, in particolare quelli di Giovanni Semi che ha curato la prefazione, Lucia Tozzi su Milano, Sarah Gainsforth su Roma, Ilaria Agostini su Firenze, Luca Rossomando su Napoli, Antonio Di Siena su Bari – riconosce che processi (e problemi) simili hanno riguardato molte città, ma ciascuna con dinamiche specifiche. Per Papa, a Bologna un ruolo di primo piano lo hanno avuto le fondazioni di partecipazione e le trasformazioni sono avvenute molto rapidamente in una città medio-piccola che non era pronta e, soprattutto, aveva annientato i propri anticorpi.
Ma allora il mito di Bologna è tramontato per sempre e la città deve rassegnarsi a essere uguale a tante altre e preda di speculazioni immobiliari, lavoro povero, selezione di classe e overtourism? Contrariamente alle aspettative, Papa coltiva una speranza, individuando nella cittadinanza e nel tenace lavoro di diversi comitati i semi di una resistenza. Una resistenza che non è fatta solo di contestazione e denuncia, ma anche di competenza tecnica, politica e sociale, supportata da ricercatori, docenti, professionisti e abitanti che si mettono a disposizione per difendere la città pubblica e dimostrare che un’alternativa è sempre possibile.
ASCOLTA L’INTERVISTA A SALVATORE PAPA:







