C’è una pressione che schiaccia i corpi e le comunità, comprime desideri e possibilità, chiude dentro confini. E ce n’è un’altra che può nascere dalle facoltà creative ed espressive e muoversi nella direzione opposta, aprendo spazi e immaginando realtà differenti. È dentro questa contrapposizione che Atelier Sì di Bologna costruisce la nuova stagione 2026/27, significativamente intitolata “Un’altra pressione”.

L’hub di sperimentazione artistica e culturale di via San Vitale 69 riaprirà venerdì 25 settembre con un Opening nel quale convivranno pensiero, performance, danza, fumetto e teatro. Ma è anche una dichiarazione sul ruolo che Ateliersi intende continuare ad assumere nel sistema dello spettacolo dal vivo: difendere uno spazio nel quale la ricerca possa avere tempi e modalità differenti da quelli strettamente produttivi, ospitare processi ancora aperti e mettere artisti e pubblico nella condizione di incontrarsi non soltanto davanti all’opera conclusa.

Durante la presentazione della stagione, Mochi Sismondi ha insistito proprio sulla necessità di conservare un modello legato alla sperimentazione e all’innovazione, in un panorama dello spettacolo dal vivo che tende invece a concentrarsi sempre più intorno alle grandi istituzioni produttive. Atelier Sì prova a farlo attraverso residenze, produzioni, formazione, collaborazioni e reti, ma anche costruendo occasioni nelle quali il processo creativo possa diventare esso stesso materia di confronto con il pubblico. Le residenze artistiche assumono così un ruolo centrale. «Permettendo di abitare questo spazio per settimane – sottolinea Mochi Sismondi – permettono alle artiste e agli artisti di sviluppare senza la pressione produttiva il proprio processo creativo». Una formulazione che finisce per ricondurre anche questa pratica al titolo della stagione: sottrarre almeno temporaneamente la creazione all’obbligo immediato del risultato per restituirle tempo, possibilità di ricerca e confronto.

Tre linguaggi per l’Opening del 25 settembre

La serata inaugurale appare come un condensato delle diverse anime dell’Atelier Sì. Si comincia alle 18, a ingresso gratuito, con Laura Gemini e Giovanni Boccia Artieri, che in dialogo con Andrea Mochi Sismondi presenteranno “Visual Performance. Una sociologia dello sguardo fra pratiche e comunicazione artificiale”. Il libro affronta il ruolo assunto dalle immagini nella cultura contemporanea, considerate non più soltanto strumenti per rappresentare il mondo, ma dispositivi che contribuiscono a interpretarlo e trasformarlo, costruendo immaginari, identità e relazioni di potere. Un terreno che attraversa influencer-culture, attivismo visivo, meme e intelligenza artificiale e che, per Ateliersi, incontra una riflessione già presente nel proprio lavoro sulla costruzione delle immagini mentali e sulla possibilità di immaginare futuri differenti. Alle 19.30 sarà invece la ricerca ancora in corso a entrare direttamente nello spazio pubblico. Nunzia Picciallo presenterà “Horizon (in process)”, performance transdisciplinare sviluppata nell’ambito di Artists in ResidenSì insieme a Tita Tummillo De Palo, con il tutoraggio di Paola Bianchi. Il lavoro mette in discussione la verticalità come struttura dominante e cerca nel corpo, nel suono e nella materia possibilità di relazione differenti, attraverso un processo di “disapprendimento” delle posture consolidate. Alla performance seguirà un incontro con il pubblico. La serata si chiuderà alle 21 con Fanny & Alexander e “Storia del nuovo cognome. L’amica geniale a fumetti – Volume 2”, tratto dal secondo volume della graphic novel realizzata da Chiara Lagani e Mara Cerri a partire dalla tetralogia di Elena Ferrante. In scena Lagani e Fiorenza Menni saranno Lila e Lenù ormai cresciute, alle prese rispettivamente con un matrimonio precoce e infelice e con gli studi come possibile strada di emancipazione. Disegno, teatro e allestimento multimediale si intrecciano mentre intorno al grande collage costruito dalle protagoniste prendono vita personaggi e paesaggi del fumetto. Al termine dello spettacolo la compagnia e Mara Cerri incontreranno Agnese Doria di Altre Velocità, prima del firmacopie con dediche disegnate dall’illustratrice.

ASCOLTA LE PAROLE DI ANDREA MOCHI SISMONDI SULL’OPENING DEL 25 SETTEMBRE:

Gli appuntamenti da ottobre a dicembre

Dopo l’Opening, il percorso di Artists in ResidenSì proseguirà il 15 ottobre con la coreografa francese Romane Piffaut e “Chronicle of an Evolving Balance”. Al centro c’è il corpo attraversato dalle norme sociali di controllo, performance e contenimento emotivo e, soprattutto, una diversa concezione dell’equilibrio: non capacità esclusivamente individuale, ma condizione costruita nella reciproca dipendenza.

Il 19 novembre arriverà invece Menoventi con “La mia vita è un libro aperto”, letture dai racconti di Lucia Berlin ideate e interpretate da Consuelo Battiston con la regia di Gianni Farina. Nella stessa serata il Teatro delle Albe presenterà “La dimenticanza”, che ricostruisce la vicenda di Rita Barbieri, giovane donna che alla fine dell’Ottocento uccise l’uomo che l’aveva sedotta, abbandonata e umiliata per poi emigrare negli Stati Uniti.

Il 18 dicembre sarà infine la volta di Teatringestazione con “Variante B. Not Found”, lavoro al confine tra installazione partecipata, coreografia e live cinema, nel quale la riflessione sulla Società dello spettacolo di Guy Debord incontra l’immaginario pittorico di Francis Bacon.

L’ascolto sottile: predisporre il corpo

Un’altra direzione della stagione riguarda non tanto ciò che viene presentato quanto il modo in cui lo spettatore viene messo nelle condizioni di incontrarlo. Dal 25 ottobre torna infatti “L’Ascolto sottile”, progetto nato da un’idea di Antonella Barberio: ogni appuntamento prevede, prima dell’esperienza performativa, una sessione di hatha yoga per predisporre corpo e attenzione all’ascolto, e si conclude con un momento conviviale nel quale condividere l’esperienza.

Cinque gli incontri previsti fino a febbraio: Fiorenza Menni il 25 ottobre, Omar Cheikh il 22 novembre, Wissal Houbabi il 13 dicembre, Ilenia Caleo con Bunny Dakota il 24 gennaio ed Eterea Noise il 21 febbraio. Il primo appuntamento vedrà Fiorenza Menni attraversare le scritte apparse sui muri di Bologna e di altre città attraverso un lavoro sonoro che rimette in circolazione parole nate nello spazio urbano. Il progetto allargherà poi progressivamente il proprio raggio d’azione tra performance, musica elettronica e spoken word. Nella stessa giornata del 25 ottobre sarà inoltre presentata Megera, associazione nata per sostenere le donne che lavorano nel campo dello spettacolo e della letteratura.

Carla Lonzi, la formazione e le altre traiettorie di AtelierSì

La stagione dell’Atelier procede parallelamente al lavoro produttivo di Ateliersi. Dal 16 al 20 dicembre, all’Arena del Sole, debutterà in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale “Taci, anzi parla. Diario di una femminista 1972-1977”, seconda creazione del dittico dedicato a Carla Lonzi dopo “Armande sono io!”. Ideato e diretto da Fiorenza Menni, con la drammaturgia di Sara De Simone e Caterina Venturini, lo spettacolo attraversa le oltre mille pagine dei diari di Lonzi intrecciando dimensione privata e storia collettiva dell’Italia degli anni Settanta, per interrogare dal presente la sua scrittura e la pratica dell’autocoscienza.

C’è poi la formazione, che Ateliersi considera una delle componenti strutturali del proprio lavoro. Da ottobre entrerà nella fase laboratoriale ROSA – Roma Opportunities for Schooling through Art, progetto europeo sviluppato insieme a partner francesi, ungheresi e macedoni e cofinanziato dal programma Creative Europe, che porta nelle scuole dell’Emilia-Romagna una ricerca nata dal lungo rapporto di Ateliersi con le comunità rom e sinte.

Negli spazi di via San Vitale torneranno inoltre Anna Amadori e Massimiliano Briarava. La prima con “Contro il verosimile, contro l’iperreale”, percorso che a partire anche da “La cantatrice calva” di Ionesco riflette sul rapporto tra finzione e verità; il secondo con “Come si cade”, laboratorio di teatro fisico che attraversa “Le Metamorfosi” di Ovidio. Briarava pensa il laboratorio non come percorso finalizzato necessariamente alla produzione di uno spettacolo, ma come una pratica circolare nella quale anche il pubblico possa entrare: cadere diventa allora possibilità di cambiare orientamento e prospettiva, accogliendo fragilità e trasformazione.

A completare il paesaggio ci sono musica elettronica, sperimentazione sonora e pratiche di ascolto, con i progetti Lente Fantasma, 11 MIRRORS e TEMA / Diffusioni, oltre agli appuntamenti di Milonga Sì. Il 21 e 22 dicembre tornerà inoltre per la settima edizione Oroscopo, a cura di Marco D’Agostin e Giorgia Ohanesian Nardin, che quest’anno assume la forma di un microfestival tra letture, talk, pratiche, listening session e interviste intorno alla possibilità di interrogare il futuro.

Ne esce una programmazione difficile da racchiudere nella sola definizione di cartellone. Più che allineare spettacoli, Atelier Sì prova a mettere in relazione produzione, ricerca, formazione, ospitalità e pubblico, lasciando che linguaggi differenti si attraversino e che una parte dei processi rimanga visibile mentre accade.

ASCOLTA L’INTERVISTA INTEGRALE AL CO-DIRETTORE ANDREA MOCHI SISMONDI: