Da giudiziario il caso di Mario Roggero è diventato pienamente politico. Il gioielliere della provincia di Cuneo che il 28 aprile 2021, dopo una rapina nel suo negozio, inseguì e sparò alle spalle ai ladri in fuga, uccidendone due e ferendone un terzo, è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi. Ma la sua condanna viene cavalcata dalla destra al governo, con anche un “incidente diplomatico” col presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il messaggio implicito che formazioni come Lega, Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia stanno mandando, però, è la rivendicazione della pena di morte nelle mani dei cittadini, fuori dallo stato di diritto.
La vicenda di Mario Roggero, la richiesta di grazia e la leggitimazione della pena di morte
La condanna definitiva del 72enne Mario Roggero è arrivata dopo un processo durato cinque anni, a cui al gioielliere sono state riconosciute delle attenuanti. La condanna a 14 anni e 9 mesi, infatti, è inferiore ai 17 chiesti inizialmente e molto inferiore all’ergastolo per il duplice omicidio di due rapinatori.
A togliere ogni dubbio su quanto accaduto sono le riprese video di un circuito di sorveglianza esterno alla gioielleria di Roggero. Dopo la rapina all’interno del negozio, quindi quando i rapinatori stavano scappando, si vede l’uomo inseguirli per la strada, quando non rappresentavano più una minaccia per sè e per la propria famiglia. Roggero spara in più occasioni, una volta alle spalle di uno dei rapinatori, un’altra volta frontalmente. Non solo. Quando uno di questi è a terra indifeso, Roggero gli sferra una pedata in faccia.
È questa dinamica che, per i giudici, ha escluso la possibilità che fosse riconosciuta la legittima difesa, configurando invece il fatto come una vendetta o una giustizia privata e fai da te.
L’uomo, che successivamente patteggiò due mesi di carcere per l’aggressione all’ex fidanzato della figlia, minacciato insieme alla famiglia sempre con una pistola, non stava più difendendo se stesso né i propri cari presenti in gioielleria, ma aveva deciso di inseguire deliberatamente i rapinatori armato di pistola.
A prendere la parola sul caso sono stati molti esponenti dell’estrema destra al governo. Tra questi il ministro Matteo Salvini, che si schiera apertamente con Roggero definendolo «un marito, un padre, un nonno, un gran lavoratore e un uomo tranquillo», chiedendo la grazia. Dello stesso tenore le dichiarazioni di Roberto Vannacci, che invita Roggero a «non mollare».
Ancora più esplicite le parole del meloniano Galeazzo Bignami, che addirittura parla di una legge per impedire che i famigliari delle vittime vengano risarcite.
Nelle parole degli esponenti dell’estrema destra non viene mai fatta menzione della reale dinamica dei fatti, facendo implicitamente credere che quanto fatto dal gioielliere potesse rientrare nella legittima difesa.
La vicenda ha generato anche un incidente diplomatico tra il ministro Carlo Nordio e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Cercando di sfruttare il clamore della notizia, il ministro della Giustizia ha fatto sapere di avere aperto l’istruttoria per chiedere la grazia per Mario Roggero. Una mossa che gli è valsa la convocazione al Quirinale, dove Mattarella ha dovuto spiegare al Guardasigilli che il potere di concedere la grazia spetta solamente al Capo dello Stato.
«In pratica si sta chiedendo per via indiretta la legittimazione della pena di morte, introdotta oltretutto non come dispositivo in mano allo Stato (orrore), ma del singolo cittadino armato che si fa giudice, dio, boia (doppio orrore). Questo è fascismo in purezza, questo è il tempo che stiamo vivendo». È questo il commento del giornalista Matteo Pucciarelli contenuto in un post sui social e poi spiegato ai nostri microfoni.
Pucciarelli sottolinea quanto distopico sarebbe il messaggio che chi commette un omicidio (in questo caso duplice) perché ha subito un torto. E rimarca che concedendo la grazia a Roggero si aprirebbe concettualmente la strada della legittimazione a tutti i pistoleri che si vogliono fare giustizia da soli.
Pucciarelli evidenzia anche il doppio standard utilizzato dalla destra a seconda di chi sia l’autore di un reato. Qualora l’autore sia un cittadino straniero, un attivista o un dissidente politico, si lanciano strali di colpevolezza senza nemmeno aspettare le sentenze. Quando invece è coinvolto un italiano, bianco e benestante, improvvisamente la destra si fa garantisca, anzi: arriva anche a difendere condotte assassine.
ASCOLTA L’INTERVISTA A MATTEO PUCCIARELLI:







