La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che ordina il ritiro formale delle truppe americane dalla guerra in Iran. Il voto inserisce un elemento di forte pressione interna sull’amministrazione Trump, proprio mentre in Medio Oriente si registrano contemporaneamente l’annuncio di una tregua diplomatica tra Israele e Libano e una nuova ondata di raid aerei su Gaza.
Quella della Camera è solo l’ennesima manifestazione di critica all’operato del tycoon in politica estera, in particolare con la scelta di trascinare gli Usa in scenari bellici.
Lo stop simbolico della Camera a Trump sulla guerra in Iran
Il voto della Camera infligge una battuta d’arresto politica al presidente Donald Trump, che aveva dato personalmente inizio al conflitto lo scorso febbraio.
La risoluzione è stata adottata grazie a una coalizione trasversale: ai rappresentanti del Partito Democratico si sono infatti uniti quattro membri dello stesso Partito Repubblicano di Trump.
Al momento, l’atto riveste un’importanza prevalentemente simbolica. Per tradursi in un obbligo esecutivo, il provvedimento dovrà essere approvato anche dal Senato. In ogni caso, la Casa Bianca mantiene la facoltà di esercitare il diritto di veto presidenziale per bloccarlo. Ciononostante, il voto segnala una crescente frattura politica a Washington sulla gestione del conflitto iraniano, che si riflette direttamente sugli equilibri della regione.
Ai nostri microfoni il giornalista Martino Mazzonis spiega che al Senato, oltre ad approvare la stessa risoluzione passata alla Camera, servirebbero un voto dei due terzi dei parlamentari per superare un eventuale veto presidenziale ed è improbabile che avvenga.
Tuttavia è interessante vedere chi sono gli esponenti repubblicani che hanno votato con i democratici e in particolare sono deputati che si stanno “vendicando” di Trump e del suo sostegno offerto ai loro avversari alle primarie.
Il generale il tycoon continua ad avere un problema di consenso, poiché la guerra non piace agli americani, in particolare ai giovani bianchi, e non piace ad una fetta consistente del mondo Maga.
La crisi di consenso che Trump vive è destinata ad aggravarsi qualora il conflitto si protragga e negli Stati Uniti inizino a farsi sentire le conseguenze, ad esempio con l’inflazione.
È anche per questo che il presidente statunitense utilizza una comunicazione che sembra schizofrenica, annunciando di continuo il raggiungimento di un accordo con l’Iran, che in realtà non sta giungendo. «È una strategia di comunicazione interna – sottolinea Mazzonis – perché Trump vuole che la guerra finisca e, al pari degli iraniani, vuole una bandierina da portare alla propria opinione pubblica».
ASCOLTA L’INTERVISTA A MARTINO MAZZONIS:
Israele, la tregua (violata) in Libano e i nuovi attacchi a Gaza
Il ruolo di Washington come mediatore resta comunque centrale sul fronte israelo-libanese. Presso il Dipartimento di Stato americano si sono infatti conclusi due giorni di negoziati bilaterali che hanno portato ad annunciare il rinnovo del cessate il fuoco e l’avvio di “zone pilota” di sicurezza.
L’accordo è vincolato a precise condizioni sul campo, come la cessazione completa del fuoco da parte di Hezbollah, l’evacuazione totale delle milizie sciite dal settore del Litani meridionale e il controllo esclusivo del territorio delle zone pilota da parte delle Forze Armate libanesi regolari, con l’esclusione di qualsiasi attore non statale.
La dichiarazione congiunta ha ribadito che il futuro delle relazioni bilaterali spetta solo ai due governi sovrani, respingendo l’ingerenza di Paesi terzi, con un richiamo implicito a Teheran. Le delegazioni si incontreranno nuovamente nella settimana del 22 giugno per avanzare verso un accordo di pace globale.
Tuttavia alcune agenzie riportano che Israele avrebbe già violato la tregua attraverso dei bombardamenti a Beirut, mentre una fonte della sicurezza riferisce all’Afp che un Casco Blu è stato ucciso nel sud del Libano.
Anche sul fronte palestinese Israele continua ad uccidere civili. Secondo fonti dell’ospedale al-Shifa riprese dall’emittente Al-Jazeera, quattro attacchi aerei simultanei delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno preso di mira alcuni complessi residenziali a Gaza City.
Il bilancio provvisorio documenta almeno nove morti, tra cui quattro bambini, oltre a numerosi feriti in condizioni critiche, in maggioranza donne e minori. Le testate locali sottolineano che i raid sono stati condotti senza alcun preavviso alla popolazione civile. Sul posto sono ancora in corso i soccorsi per estrarre i superstiti dalle macerie e arginare i roghi causati dai bombardamenti.







