Mentre il tema dell’antisemitismo viene evocato spesso a sproposito per zittire ogni critica nei confronti di Israele, a Roma da due anni e mezzo si registrano violenze che incontrano un muro di omertà mediatica e istituzionale.
Per rompere questo muro, sabato 30 maggio è stata ufficialmente rilasciata “Silenzio Stampa”, una video-inchiesta indipendente che ripercorre due anni e mezzo di aggressioni sioniste nella capitale.
Il lavoro, realizzato dal collettivo di informazione indipendente Restiamo Umani, mette in fila una serie di episodi di violenza perpetrati – a partire da ottobre 2023 fino ai mesi più recenti – ai danni di attivisti, studenti o semplici cittadini colpevoli unicamente di manifestare il proprio sostegno alla causa palestinese esibendo bandiere, magliette o la kefiah.
“Silenzio stampa”, le aggressioni sioniste dal 25 aprile a ritroso
L’accelerazione decisiva per la chiusura e la pubblicazione del reportage è arrivata dopo l’ultimo grave fatto registrato a Roma. Il 25 aprile un giovane che si è dichiarato esponente della Brigata Ebraica, ha sparato con una pistola da softair contro due iscritti all’Anpi dopo le celebrazioni per la festa della Liberazione dal nazifascismo.
L’obiettivo esplicito dell’inchiesta è documentare quello che viene descritto come un vero e proprio clima di violenza sistematica e intimidazione strisciante nelle strade di Roma. Al centro del video ci sono soprattutto le voci e i volti delle vittime: testimonianze dirette di chi ha subito le aggressioni sulla propria pelle e ha scelto di rompere il silenzio.
«Quando il silenzio comincia a fare troppo rumore, nessuno può più permettersi di ignorarlo. Questa inchiesta nasce per squarciare il velo sulla complicità delle istituzioni e sull’impunità di cui godono certe frange del sionismo militante», si legge nella nota di presentazione del progetto.
L’inchiesta non si limita alla cronaca degli episodi di violenza, ma solleva una dura critica politica verso l’apparato d’informazione mainstream e le forze dell’ordine. Secondo il Collettivo Restiamo Umani, infatti, esiste una narrazione mediatica parziale che, attraverso il silenzio o la minimizzazione dei fatti, ha finito per legittimare e proteggere l’azione delle frange sioniste più oltranziste.
Il titolo stesso del documentario, “Silenzio Stampa”, punta il dito contro l’assenza di un dibattito pubblico e giornalistico rigoroso su quanto sta accadendo nella capitale dall’inizio della nuova ondata del conflitto in Medio Oriente.
Il Collettivo Restiamo Umani, che nel nome riprende la celebre espressione di Vittorio Arrigoni, rivendica con forza la natura autonoma e autogestita dell’operazione, presentandola come un “atto di resistenza” civile e comunicativa.
«Siamo un collettivo indipendente – si legge sul loro sito web – Operiamo in totale autonomia da gruppi di potere, logiche di partito o interessi commerciali. Non servono grandi mezzi, budget elevati o team di esperti, bastano solo la necessità e la volontà di non rassegnarsi all’immobilismo e all’omertà».
La video-inchiesta, disponibile su YouTube, punta a diventare un archivio aperto e un punto di riferimento per il movimento di solidarietà con la Palestina, con l’ambizione dichiarata di trasformare il silenzio dei media in «un grido di verità impossibile da ignorare».
GUARDA LA VIDEO-INCHIESTA “SILENZIO STAMPA”:







