In un momento storico in cui il divario tra ricchezza privata e servizi pubblici appare sempre più profondo, prende ufficialmente il via una mobilitazione civile che punta a redistribuire la ricchezza.
Il 15 maggio, infatti, comincia la raccolta delle firme necessarie per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare denominata “1% Equo”, un progetto che mira a introdurre un’imposta patrimoniale annuale e progressiva sui patrimoni che superano la soglia dei 2 milioni di euro, con l’esclusione della prima casa.

“1% equo”, la proposta di legge di iniziativa popolare per tassare i grandi patrimoni

L’iniziativa, presentata formalmente presso la Corte di Cassazione lo scorso 7 maggio, non si limita a una richiesta di prelievo fiscale, ma si configura come un tentativo di ripristinare il principio di progressività sancito dall’articolo 53 della Costituzione, spesso disatteso dalle attuali dinamiche economiche.
Il cuore della proposta risiede in una struttura di aliquote che oscillano tra l’1% e il 3,5% sulla quota eccedente i due milioni di euro. A questo si aggiunge un necessario allineamento alla media europea delle aliquote sulle imposte di successione.
Secondo le stime elaborate dal comitato promotore, questa manovra potrebbe generare un gettito imponente, oscillante tra i 26 e i 65 miliardi di euro all’anno.

Le risorse che entrerebbero nelle casse dello Stato verrebbero interamente vincolate a settori fondamentali, come il finanziamento della sanità pubblica, dell’istruzione e delle politiche abitative, oltre a interventi urgenti sulla tutela ambientale, la sicurezza sul lavoro e il sostegno alla disabilità.
Una quota significativa sarebbe inoltre destinata alla riduzione dell’IRPEF, con l’obiettivo di compensare gli effetti distorsivi del fiscal drag che hanno penalizzato i redditi medi e bassi negli ultimi anni.

Le motivazioni alla base di “1% Equo” affondano le radici in dati allarmanti sulla realtà fiscale italiana. Recenti studi accademici hanno infatti evidenziato come il sistema attuale risulti paradossalmente regressivo proprio per la fascia più abbiente della popolazione. Attualmente, l’1% più ricco paga in media il 32% di tasse sul reddito, una percentuale inferiore a quella di un lavoratore dipendente con uno stipendio di mille euro al mese, che si attesta intorno al 35%.
La discrepanza nasce dalla natura dei redditi della fascia alta, derivanti per il 95% da capitali che godono di una tassazione agevolata al 26%, se non addirittura inferiore in presenza di regimi speciali per nuovi residenti o strutture societarie complesse come le holding.

Il comitato promotore vanta una composizione ampia e trasversale, raccogliendo l’adesione di oltre cinquanta tra economisti, docenti universitari e ricercatori specializzati in giustizia sociale. Accanto a nomi illustri del panorama accademico e giuridico, come il vicepresidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, figurano esponenti della cultura, giornalisti e artisti del calibro di Pierpaolo Capovilla e i Gang.
La proposta trova inoltre sponda in esperienze internazionali già consolidate, ispirandosi in particolare all’Imposta di Solidarietà sulle Grandi Fortune introdotta in Spagna dal governo Sanchez, inizialmente temporanea e poi stabilizzata nel tempo. «Grazie a quella misura, la Spagna ha potuto stabilizzare una marea di precari – sottolinea ai nostri microfoni Matteo Prencipe, uno dei promotori della campagna – E non è un caso se la Spagna ha un pil al 2,4% mentre in Italia siamo in stagnazione».

La finestra temporale per sottoscrivere la proposta resterà aperta fino al 15 novembre. I cittadini avranno la possibilità di firmare non solo presso i banchetti fisici allestiti su tutto il territorio nazionale, ma anche digitalmente attraverso la piattaforma governativa utilizzando SPID o CIE.
Sebbene il limite legale per il deposito al Senato sia di 50.000 firme, l’ambizione dei promotori è quella di raggiungere una massa critica tra le 500.000 e il milione di adesioni.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MATTEO PRENCIPE: