Inizialmente era stato classificato come «non adeguato inserimento paesaggistico delle trasformazioni, segnato da contrasti con i valori morfologici dell’edificato preesistente all’interno dell’area tutelata», giudizio poi superato dalle modifiche apportate al progetto: il “Cubo Nero” di Firenze, una imponente struttura ricettiva che oggi sorge dove un tempo c’era il Teatro Comunale, è al centro di un’inchiesta giudiziaria della Procura.
Le ipotesi di reato sono falso, falso ideologico in atto pubblico, abuso edilizio e violazione del codice dei beni culturali. Gli indagati sono quindici e attraversano l’intera filiera decisionale: Comune, Soprintendenza e privati.

L’inchiesta sul “Cubo nero” di Firenze e il ruolo dei comitati

Nel registro degli indagati figurano i nomi dell’architetto autore del progetto definitivo Vittorio Grassi, insieme a Stefano Boninsegna ed Enrico Santi, incaricati dalla proprietà, ma anche l’ex soprintendente Andrea Pessina e la funzionaria Francesca Fabiani, chiamati a rispondere dei pareri rilasciati durante l’iter della costruzione del progetto, Alessandro Rendina, manager senior di Savillis, società proprietaria della struttura, Marco Sangiorgio, ex direttore generale di Cassa Depositi e Prestiti.
L’avviso di garanzia è arrivato anche all’architetta Stefania Fanfani, dirigente della direzione Urbanistica a Palazzo Vecchio, Elisabetta Fancelli, dirigente della direzione edilizia privata, Annalisa Pontenani, responsabile del procedimento sull’ex teatro comunale ed Eleonora Cisternino, dirigente servizio amministrativo all’Urbanistica.
Della Commisione Paesaggio, nominata dal Comune ma composta da tecnici esterni, sono indagati il relatore Michele Martino e i membri Alessandro Foggi, Goretta Adele Caucci e Alessandro Bellini.

La Procura parla di permesso a costruire illecito: l’accusa verte sulla trasformazione del progetto, l’incongruenza tra ciò che è stato approvato e ciò che è stato realizzato, anche i controlli successivi risultano privi di una documentazione completa. I pubblici ministeri contestano la falsità dell’autorizzazione paesaggistica, la non conformità del permesso a costruire e un iter lacunoso, come la mancanza di una documentazione completa dei controlli in cantiere, che avrebbero dovuto verificare materiali e finiture.

Il “Cubo Nero” è esemplificativo del processo di trasformazione metropolitana che soffoca sempre di più la città e da tempo denunciato dai diversi comitati cittadini: «Ormai a Firenze in affitto non esiste niente a meno di 1000 euro, quindi c’è un meccanismo di espulsione di chi in questa città vive, studia e lavora – ha detto ai nostri microfoni Massimo Torelli di SalviAmo Firenze – abbiamo grandi gruppi di speculazione internazionale che fanno o interventi per il turismo extra caro o interventi per gli ultra ricchi che comprano case in varie città del mondo svuotando le città e facendo scoppiare i prezzi edilizi di tutto».
Come accaduto a Milano, anche a Firenze sembra aver giocato un ruolo importante la denuncia della speculazione urbanistica denunciata dai comitati dei cittadini che si mobilitano contro le trasformazioni che sta subendo la città.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MASSIMO TORELLI: