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Si aprono oggi in Iowa le primarie che decideranno i delegati dei partiti a sostegno dei candidati alla presidenza. Trump e Clinton restano i favoriti, ma lo stacco, rispetto ai concorrenti, è tutt’altro che netto. C’è l’ipotesi di un candidato indipendente. Intanto, la campagna elettorale si distingue per una forte radicalizzazione.

Sarà l’Iowa, oggi, a inaugurare la stagione delle primarie che decideranno il candidato alla presidenza degli Usa che si giocherà il tutto per tutto per prendere il posto di Barack Obama. Un percorso che si concluderà l’8 novembre, con l’elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca, e che “è iniziato già da diversi mesi”, con comizi e meeting sia sul fronte repubblicano che su quello democratico.

La cifra delle primarie in partenza la rivela, ai nostri microfoni, Francesco Costa, vicedirettore de Il Post.it: “Si arriva alle primarie di oggi con grande incertezza – racconta il giornalista – La situazione è molto equilibrata, ci sono due candidati molto vicini per ogni partito”.”Quello che ci dicono i dati – continua – È che tra i repubblicani ci sono due candidati che si giocano la vittoria”.

Si tratta di Donald Trump e Ted Cruz, “entrambi candidati dalle posizioni particolarmente estremiste”. Secondo gli ultimi sondaggi, Trump sarebbe in vantaggio con il 28% delle preferenze, mentre Cruz si fermerebbe al 23% e Marco Rubio, terzo candidato, al 15%.

Ancora più incerto lo scenario sul fronte democratico, dove “Tutti pensavamo di vedere una corsa con una vincitrice designata dall’inizio, cioè Hilary Clinton”, spiega Costa.  Gli ultimi sondaggi parlano invece di un testa a testa tra Clinton (45%) e Bernie Sanders (42%). Sanders si presenta come candidato “dalle posizioni abbastanza estremiste per gli standard della politica americana – racconta Costa – Lui si definisce socialista” .“Nessuno gli dava delle chance, e invece nei sondaggi è cresciuto moltissimo”.

C’è poi l’ipotesi di un terzo candidato, l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg. Secondo il giornalista, la candidatura di Bloomberg prenderebbe forma solo se sul fronte repubblicano e su quello democratico prevalessero i candidati dalle posizioni più radicali. “Credo che ci voglia provare, che sia tentato – sostiene Costa – Ma penso che alla fine lascerà perdere”.

Le primarie negli Stati Uniti si aprono dunque nel segno di una forte polarizzazione politica, non solo per quanto riguarda le posizioni dei candidati e la campagna elettorale, ma anche, rivela Costa, sul piano della comunicazione e dell’atteggiamento dei media.