La tutela attuale che l’Italia dà alle coppie omosessuali non provvede ai bisogni chiave e non è affidabile. Così la Corte europea per i diritti umani ha condannato l’Italia, accogliendo il ricorso presentato da tre coppie sotto l’egida di Gaylib, l’associazione omosessuale di centrodestra. Romani (Arcigay): “Cos’altro serve?”.

I diritti garantiti solo dai tribunali. È questa l’amara considerazione che si potrebbe trarre dalle sentenze degli ultimi giorni in materia di diritti civili. Se ieri è la Cassazione ad avere sancito il diritto alle persone trans a vedersi riconosciuto dall’anagrafe il cambio di sesso anche senza operazione chirurgica, oggi è la Corte di Strasburgo a sanzionare l’Italia sul tema delle unioni gay.
La Corte europea dei diritti umani ha infatti sentenziato che l’Italia deve introdurre il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. E lo ha fatto rilevando la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali che ad essa si erano rivolte.

Il giudizio è stato emesso all’unanimità nell’ambito del caso sollevato da tre coppie omosessuali, guidate da di Enrico Oliari, presidente di Gaylib, l’associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra. Mentre il Parlamento italiano continua a rimandare la discussione della legge in materia, le tre coppie hanno fatto ricorso a Strasburgo contro l’impossibilità di vedersi riconoscere in patria l’unione.
“La corte – si legge in una nota del tribunale – ha considerato che la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”.

“Cos’altro serve?”, commenta Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay, che ricorda come sul tema si siano espresse già diverse corti: due sentenze della Corte costituzionale italiana, decine di sentenze delle Corti d’Appello e ora la sentenza europea.
Curioso che a promuovere l’appello che ha portato a questa sentenza sia una realtà di centrodestra come Gaylib. “Enrico Oliari è un amico – osserva Romani – e in un Paese civile è normale che il tema dei diritti non sia appannaggio di una sola parte politica. Solo in Italia questo stride, perché abbiamo il principale partito omofobo, il Nuovo Centro Destra, che è al governo col Pd“. Il presidente di Arcigay, quindi, rinnova l’invito al premier Matteo Renzi a non farsi condizionare troppo da “un partitino destinato a sparire alle prossime elezioni”.

Articolo precedentePremio Maccio Capatonda 2011, cinema alla radio
Articolo successivoNon c’è pace per i centri sociali: ora rischia Vag61