Tra le novità più importanti inserite nella legge di stabilità, ormai sulla rampa di lancio, c’è lo spostamento dall’1 al 10 del mese del pagamento delle pensioni INPS. Immediata la reazione dei sindacati che vedono nel provvedimento l’ennesimo esempio dell’accanimento del governo su una categoria già in forte difficoltà.

Se la grandezza di un esecutivo si misura dalla qualità e dalla visione strategica delle soluzioni che propone, non è il giorno giusto per sentirsi al centro di un cambiamento epocale.Da ieri si sa che l’esecutivo ha inserito nella legge di stabilità, che a breve sarà discussa dalle Camere, un’innovazione, che non ha esattamente il “profumo della storia”. Per fare cassa, senza troppi giri di parole, il governo ha deciso di spostare dall’1 al 10 del mese il pagamento delle pensioni. Inutile cercare ragioni altre rispetto ad una pura questione di interessi.

“Il governo continua a ragionare nell’ottica dei tagli lineari e i pensionati sono stati individuati come soggetti che possono fare sacrifici.” dice ai nostri microfoni Valentino Minarelli, segretario dello SPI-Cgil di Bologna. “I dieci giorni di ritardo -continua Minarelli- moltiplicati per i mesi dell’anno, diventano 120, cioè 4 mesi all’anno, che significano 4 mesi all’anno di interessi sulle pensioni che il governo pensa di incassare. Neanche il più subdolo degli imprenditori giocherebbe così con gli interessi sui salari.”

Minarelli non si muove di un millimetro, dalla sua posizione di netto rifiuto per l’ipotesi spostamento. “E’ assurdo -dice- che l’INPS chieda un incontro con i sindacati dei pensionati per mitigare gli effetti del provvedimento. In pratica è consapevole di procurare un danno a una parte del paese già in difficoltà e chiede ai sindacati di quella parte di condividere questa scelta.”

Arriva dunque pronta la chiamata alla mobilitazione.”Il 25 ottobre saremo in piazza con i lavoratori e le lavoratrici a Roma, mentre il 5 novembre -conclude Minarelli- faremo tre manifestazioni unitarie (dei tre sindacati confederali, ndr) dei pensionati a Milano, Roma e Palermo, per cambiare questa finanziaria in un senso meno iniquo e più equo.”