A poco più di una settimana dall’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, uno dei temi su cui vale la pena accendere i riflettori riguarda l’impatto ambientale del maxi-evento. A fare una stima è stata la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi (Cipra), che ha puntato il dito sui costi, sugli impatti ambientali e sull’eredità dell’evento, mettendo in discussione la sostenibilità più volte richiamata dagli organizzatori.
«In un’epoca in cui la sostenibilità rischia di ridursi a uno slogan, la trasparenza è un atto di rispetto verso cittadini e territori ed è una questione di democrazia sostanziale», si legge nel comunicato diffuso dalla Commissione. Un richiamo che arriva in un contesto segnato da un forte indebitamento pubblico e da un welfare in contrazione, elementi che rendono ancora più centrale il tema dell’uso delle risorse.
L’impatto ambientale delle Olimpiadi Milano Cortina 2026
Al centro della riflessione di Cipra c’è un dato simbolico e concreto allo stesso tempo: per garantire piste “perfette” ai Giochi, i cannoni per l’innevamento artificiale sono pronti a prelevare fino a 98 litri d’acqua al secondo dal torrente Boite.
«È un dettaglio tecnico – spiega Vanda Bonardo, presidente di Cipra Italia – ma anche una metafora potente. Celebriamo l’evento sportivo più legato all’idea di natura e di freddo, producendo artificialmente ciò che dovrebbe esserne il presupposto naturale. Sono le Olimpiadi della neve nell’epoca in cui la neve manca». La presidente sottolinea anche che, se è vero che poi quell’acqua tornerà a fiumi e torrenti, sono le infrastrutture per raccoglierla e l’alto dispendio energetico per l’operazione ad essere problematici.
Nonostante i ripensamenti del Comitato olimpico internazionale e il rifiuto di molte città a candidarsi come sedi future, il modello olimpico continua a essere presentato come motore di sviluppo e crescita infrastrutturale. Secondo Cipra, però, questo modello si innesta oggi in territori alpini fragili, spesso oltre la loro capacità di carico, esercitando pressioni su ambiente, paesaggio e qualità della vita, e alimentando rincari e processi di gentrificazione.
I numeri rafforzano le preoccupazioni. Il costo complessivo delle 98 opere previste ammonta a 3,54 miliardi di euro, ma il bilancio totale sale a circa 6 miliardi se si includono l’organizzazione dei Giochi e le opere di “legacy”, che rappresentano l’87% della spesa complessiva. Molti interventi, inoltre, saranno completati solo dopo la fine dell’evento. Intanto, denuncia Cipra, per diversi progetti strategici mancano ancora dati completi su costi, fonti di finanziamento e impatti ambientali.
«Milano-Cortina 2026, più che un evento, è un gigantesco cantiere alpino – afferma Bonardo – una mappa di flussi di capitale pubblico in cerca di legittimazione nella parola “sostenibilità”». Una parola-ombrello, utile nei dossier e nelle cerimonie, ma meno nella vita reale dei territori.
Secondo Cipra, infatti, il successo dei Giochi non può essere misurato solo in medaglie, presenze turistiche o chilometri di nuove infrastrutture. Occorre interrogare ciò che resta fuori dai riflettori: le comunità locali, le risorse naturali, i conflitti latenti e le domande che attraversano le montagne nell’era del riscaldamento globale.
In questa prospettiva, la Commissione ha rilanciato il proprio documento di posizione, chiedendo alle autorità coinvolte – dalle amministrazioni regionali ai Comitati olimpici nazionali, fino al Cio – di evitare il ripetersi degli errori del passato: rispetto dei limiti ambientali, piena trasparenza sugli investimenti, coinvolgimento delle comunità locali e attenzione alle nuove condizioni climatiche.
«Le Alpi non sono una semplice scenografia, ma un laboratorio di futuro – conclude Cipra – Milano-Cortina 2026 può diventare una faglia: tra sviluppo e limite, tra flussi globali e microcosmi locali, tra la retorica della legacy e il bisogno di una vera resilienza ambientale e sociale».
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