Per la rubrica Meet the Locals vi portiamo alla scoperta di Locomotiv Club, locale diventato centro della musica a Bologna.
La storia di Locomotiv Club nasce nel 2007, nemmeno 20 anni fa, in uno spazio abbandonato all’interno del DLF – Dopo Lavoro Ferroviario, zona Bolognina a Bologna.
Fino agli anni ’60-’70 il DLF era un centro ricco di attività per i lavoratori delle ferrovie che si ritrovavano a giocare a carte, bere qualcosa e giocare a bocce. All’esterno del Locomotiv restano un paio di campi da bocce ormai in disuso, ma la vera bocciofila era all’interno. Era uno spazio pensato per giocare a bocce, quindi non adatto a dei concerti.
«A un certo punto abbiamo dovuto chiudere e fare dei lavori strutturali – racconta ai nostri microfoni Michele Giuliani, uno dei fondatori – I muri erano sottilissimi, sia a livello termico che sonoro non poteva ospitare eventi come quelli che stavamo organizzando».

La storia del Locomotiv, il centro della musica di Bologna che non ha ancora 20 anni

«Durante il primo concerto una cassa è caduta sulla spalla del chitarrista dei Rosalina Mar, prima band a suonare su quel palco. Abbiamo capito che dovevamo lavorare molto per imparare a fare bene le cose», continua a raccontare.
Locomotiv nasce dall’iniziativa di un gruppo di persone riunite attorno a Gabriele Ciampichetti, Giovanni Gandolfi e Michele Giuliani.
In seguito il progetto si è formalizzato come APS (Associazione di Promozione Sociale) con l’obiettivo di organizzare concerti.
Fin dall’inizio era chiaro che, per realizzare ciò che avevano in mente, sarebbero stati necessari alcuni investimenti e soprattutto un progetto economicamente sostenibile, a partire dalla scelta degli spazi. «Cercavamo un luogo adatto alle attività che volevamo sviluppare, ma al tempo stesso accessibile dal punto di vista economico», sottolinea Giuliani.

Giovanni aveva dei contatti e venne a sapere che l’associazione Scuola e Futuro voleva recuperare degli spazi all’interno del DLF per farne un centro ricreativo e culturale. In quel periodo la bocciofila del Dopolavoro Ferroviario era ormai in disuso e veniva affittata occasionalmente per feste private. «Entrandoci, ci siamo resi conto che poteva essere lo spazio giusto per noi. Abbiamo quindi concordato con il Dopolavoro un percorso che, nei primi anni, prevedeva affitti calmierati, e abbiamo iniziato l’avventura – racconta il fondatore – Gli ambienti, naturalmente, erano pensati per tutt’altro utilizzo, e sono stati necessari numerosi interventi per adattarli alle nostre esigenze. Di fatto, abbiamo costruito un locale da zero».

L’entusiasmo e le buone intenzioni non mancavano, ma non è stato sempre facile trovare qualcuno che li accompagnasse e guidasse in quel percorso. «Abbiamo dovuto imparare gradualmente come lavorare in modo corretto, come rispettare le normative e come dare forma a un progetto coerente e sensato – ammette Michele – Non conoscevamo fino in fondo tutto ciò che comporta un’esperienza di questo tipo, ma avevamo un obiettivo chiaro: fare concerti. E non solo. Fin dall’inizio, infatti, Locomotiv si è pensato come uno spazio polivalente, dedicato principalmente alla promozione della cultura musicale ma aperto anche ad altre forme di espressione artistica, come piccoli spettacoli teatrali, talk ed altre iniziative».

Locomotiv si trova all’interno del Parco del Dopolavoro Ferroviario, nel quartiere della Bolognina, una zona storica di Bologna che in passato ha ospitato numerosi centri sociali e spazi occupati. Situato a ridosso dell’area più centrale della città, il parco ha conosciuto il suo periodo di massimo splendore tra gli anni Cinquanta e Novanta, per poi scivolare progressivamente in una condizione di semi-abbandono. La complessità della sua gestione non ha sempre permesso di garantirgli le cure necessarie, e oggi il parco conserva soprattutto il fascino di ciò che è stato.
Negli ultimi anni però il parco è stato recuperato ed ospita attività di vario genere, principalmente sportive, ma anche culturali, musicali, sociali.

«Inizialmente, per proporre concerti, contattavamo le band che ci interessavano e che potevano essere adatte al nostro spazio, sia economicamente che come sound – continua ancora Giuliani – Leggevamo le riviste di settore, andavamo ai concerti e poi chiamavamo le agenzie. Da un bel po’ di anni sono le agenzie che scrivono a noi per proporci date nel nostro locale e non solo band italiane ma anche internazionali, ti faccio l’esempio degli Yard Act»00.

Da qualche anno il Locomotiv dispone anche di una sala di registrazione e di una propria etichetta, la Locomotiv Records: «è una cosa che ci ha sempre appassionato, non è l’attività principale del Locomotiv e non puntiamo a diventare un’etichetta enorme, ma vogliamo valorizzare la musica. Abbiamo prodotto l’ultimo degli I Hate My Village, i Korobu, Lostatobrado. E’ una passione».

ASCOLTA L’INTERVISTA A MICHELE GIULIANI: