Il 5 febbraio, all’Auditorium Paganini di Parma (ore 20.30), Kent Nagano torna sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini per uno degli appuntamenti più attesi della stagione concertistica: l’esecuzione della Sinfonia n. 2 in do minore “Resurrezione” di Gustav Mahler, capolavoro monumentale del tardo Romanticismo e snodo fondamentale nella storia della musica sinfonica.
L’esecuzione della Resurrezione trova una collocazione particolarmente significativa a Parma, città che da sempre intrattiene un rapporto privilegiato con la musica lirica e sinfonica. Una tradizione radicata, capace di formare un pubblico esigente e partecipe, abituato a riconoscere nella musica un linguaggio identitario e culturale. In questo contesto, l’incontro con Mahler assume un valore che va oltre la dimensione dell’evento, inserendosi in una continuità storica fatta di ascolto, confronto e consapevolezza.
La Filarmonica Toscanini di fronte a Gustav Mahler
Dopo il debutto dello scorso novembre, la collaborazione tra Nagano e l’orchestra parmense entra nel vivo con una partitura che rappresenta una vera e propria prova di maturità collettiva. La Seconda di Mahler non è solo una sfida tecnica per orchestra, coro e solisti, ma un itinerario musicale e filosofico di rara intensità, in cui la forma sinfonica si espande progressivamente verso la dimensione vocale, trasformando il concerto in una meditazione sul senso ultimo dell’esistenza, della morte e della rinascita.
La scelta di affrontare la Seconda Sinfonia si colloca pienamente nella visione artistica di Kent Nagano, che interpreta il grande repertorio come una tradizione viva, capace di dialogare con il presente e di interrogare il nostro tempo. In una fase storica segnata da instabilità e trasformazioni profonde, la musica di Gustav Mahler attraversa il conflitto e lo trasforma in materia espressiva, aprendo – nel celebre finale corale – a una prospettiva di speranza e trascendenza.
La Filarmonica Toscanini affronta una partitura di tale portata con un organico agile, dal carattere sonoro profondamente italiano, chiamato a coniugare tensione teatrale e rigore sinfonico. Una qualità che permette di trasferire nella sala da concerto quell’energia drammatica che affonda le proprie radici nella tradizione operistica del nostro Paese, rendendo particolarmente incisivo il dialogo con il linguaggio mahleriano, sospeso tra intimità lirica e grandiosità visionaria.
Il concerto del 5 febbraio si configura come un appuntamento di particolare rilievo per chi segue con attenzione la vita musicale della città e per chi riconosce nella grande tradizione sinfonica uno spazio ancora vivo di interrogazione e ascolto. Un’occasione per confrontarsi con una delle partiture più radicali del repertorio, nel segno di un dialogo tra interpreti, pubblico e tempo presente.







