Lunedì sera per decine di famiglie di Milano è scattato il terrore. Il Comune di Milano, infatti, ha ordinato l’abbattimento di un palazzo di via Fauchè in seguito ad una sentenza del Consiglio di Stato dello scorso novembre che ne decretava l’illegittimità.
Si tratta delle cosiddette “famiglie sospese”, che a Milano hanno acquistato case in cantieri edili bloccati a causa di indagini giudiziarie e sequestri, ritrovandosi senza la casa promessa, con i soldi investiti e una vita in stallo, costrette a lottare per sbloccare la situazione e completare i progetti di vita.
La demolizione del palazzo di via Fauchè agita le “famiglie sospese”
L’ordine di demolizione sancito dal Comune di Milano dà seguito ad una sentenza del Consigli di Stato, secondo cui le caratteristiche dell’intervento edilizio andavano oltre la “ristrutturazione ricostruttiva” che era stata dichiarata e lo qualificavano invece come nuova edificazione. Per questa ragione non bastava una “super scia”, cioè un’autocertificazione di inizio attività. Ragion per cui l’edificio di tre piani costruito all’interno di un cortile dovrà essere abbattuto entro sei mesi.
Il Comune e i costruttori avevano trattato la pratica come rigenerazione urbana, ma per i giudici si tratta invece di una “nuova edificazione”, che avrebbe richiesto altre pratiche per ottenere il permesso di costruire.
Quello di via Fauchè è solo uno dei casi scaturiti dall’inchiesta giudiziaria che a luglio scorso ha scosso il capoluogo lombardo, investendo l’assessore comunale Giancarlo Tancredi e l’imprenditore Manfredi Catella, ma vedendo inizialmente indagati anche altri personaggi, come l’architetto Stefano Boeri e il sindaco Beppe Sala.
Una decina di cantieri e costruzioni già realizzate è stata posta sotto sequestro e la sentenza di novembre scorso, con il conseguente ordine di demolizione emanato dal Comune per adempiere alla decisione dei giudici, getta nel panico le famiglie che vi abitano o hanno acquistato gli immobili, pagando regolarmente il mutuo, ma con il rischio di non entrare mai in possesso delle proprie case.
La battaglia del comitato delle “famiglie sospese”
Molte delle famiglie che si trovano in questa situazione a causa del frutto avvelenato dell’inchiesta giudiziaria sull’urbanistica a Milano si sono riunite in un comitato, che ieri ha incontrato la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo.
«Ora molte famiglie hanno il terrore che la propria casa possa essere demolita o confiscata da un giorno all’altro – ha spiegato Filippo Borsellino, portavoce del comitato – Speriamo che ciò che è accaduto (in via Fauchè, ndr) sia una sveglia per la politica a livello locale e nazionale per trovare una soluzione perché le case che sono finite sotto inchiesta sono tante e aumentano».
«Non diventiamo un pretesto per la campagna elettorale», è l’appello lanciato da Borsellino. Sullo sfondo, infatti, ci sono le elezioni del 2027 locali e nazionali, che iniziano già a pesare sul dibattito politico. «Sappiamo che ci aspettano appuntamenti elettorali importanti – ha spiegato – ma speriamo che la nostra situazione non venga strumentalizzata».
Il comitato rappresenta una platea ampia e trasversale, specchio di una crisi che non riguarda più singoli casi ma l’intero ceto medio. «Oggi erano presenti categorie molto diverse, compresa una rappresentante dell’edilizia convenzionata – ha sottolineato il portavoce – Questa emergenza colpisce famiglie giovani, pensionati, nuclei tradizionali e famiglie arcobaleno». Una varietà che, secondo il portavoce, dovrebbe favorire l’unità politica anziché la contrapposizione.
Le “famiglie sospese” chiedono soluzioni su due livelli. «A livello locale – spiega Borsellino – si può intervenire sui progetti non ancora partiti e su quelli attualmente sotto sequestro. Ma per le case già costruite e abitate il Comune ha margini limitati: serve un intervento nazionale».
Gli edifici già abitati e coinvolti nelle indagini sarebbero oggi una decina, ma il numero potrebbe crescere rapidamente. «Ci è stato confermato che gli esposti sui palazzi già realizzati sono migliaia in tutta la città», avverte il comitato. L’unica nota positiva riguarda la ripresa dell’attività dell’ufficio preposto, anche se restano ignoti i tempi di sblocco dei progetti.
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