L’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, avvenuto in un parcheggio della stazione di Bologna lo scorso 5 gennaio, ha riacceso in città il dibattito sul tema della sicurezza.
Attorno al tema si registra l’ennesima querelle tra il governo nazionale, in particolare il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, e l’amministrazione comunale, incarnata dal sindaco Matteo Lepore, secondo cui sulla sicurezza il governo ha fallito.
Quello che appare ormai come un copione noto si arricchisce, per così dire, di un altro elemento altrettanto trito: i termini coi quali si discute di sicurezza.
Le contromisure proposte affinché non si ripeta più quanto accaduto ad Ambrosio contengono tutti ingredienti già visti: più polizia, telecamere e tornelli.

Sicurezza, Piazza Grande propone un approccio diverso

A prendere parola per proporre un approccio nuovo al tema, anche a fronte delle caratteristiche mostrate dal presunto assassino, Marin Jelenic, e dalla vita ai margini che conduceva, è stata Piazza Grande, che da decenni lavora sul tema della marginalità.
«Più servizi dedicati alla salute mentale, non più militari o vigilanze private», è il titolo di un post pubblicato ieri sulle pagine social della cooperativa e che già sintetizza il suo pensiero.
«Per noi è sempre scoraggiante e frustrante vedere la correlazione automatica tra persona senza dimora e povertà e criminalità – scrive Piazza Grande – Con questa lente non si colgono le cause reali della violenza in strada, che purtroppo esiste e che noi come cooperativa sociale, coi nostri operatori e operatrici, tocchiamo da vicino molto spesso».

Citando le solite ricette proposte dalla destra e rivelatesi ad oggi inconcludenti, Piazza Grande sottolinea che per affrontare il tema della sicurezza non basta avere più forze dell’ordine, né la militarizzazione di pezzi di città. «Sono risposte che sbagliano mira – sottolinea la cooperativa – perchè non agiscono sulle cause reali dei problemi, ma sugli effetti generati da questi problemi, come palliativo per la paura e l’insicurezza delle persone».
In altre parole, «anche con più militari, forze dell’ordine o tornelli in stazione, le difficoltà economiche, psichiatriche e sociali di tante persone rimangono o al massimo si spostano in altre zone delle città».

Dunque Piazza Grande sottolinea le cause reali: l’emarginazione sociale, la salute mentale, la solitudine e la disperazione. Ed è per questo che «serve garantire maggiore accompagnamento e supporto, più formazione per leggere le situazioni e capire le persone e i problemi, psichiatrici e non, che hanno».
Un approccio di sicurezza sociale invece di quello tradizionale di sicurezza militare.
Ma Piazza Grande va oltre e, vista l’ormai cronica carenza di risorse locali, lancia una proposta a Ferrovie delle Stato: finanziare nuovi progetti di presidio sociale dedicati a zone spesso complicate come le stazioni. Lo scopo è «arrivare tutte insieme a città dove le persone non siano più in strada, e non perché in carcere o in centri di rimpatrio, ma in spazi dignitosi e di supporto a un vero reinserimento sociale», conclude la cooperativa.

ASCOLTA L’INTERVISTA A ILARIA AVONI, PRESIDENTE DI PIAZZA GRANDE: