Si sono “autodenunciati”, molti registrando un video davanti a un luogo simbolo della città: il sacrario dei partigiani di piazza Nettuno. Così diversi docenti delle scuole bolognesi hanno deciso di rispondere pubblicamente al questionario diffuso da Azione Studentesca, organizzazione studentesca di estrema destra, in cui si chiedeva di segnalare la presenza di insegnanti di sinistra nelle scuole. Un’iniziativa che i docenti definiscono «non neutra» e assimilabile a una forma di proscrizione politica.
L’autodenuncia dei docenti di Bologna contro il questionario di Azione Studentesca
Dopo i tentativi di intimidazione per una lezione sull’antifascismo al liceo Livi di Prato, Azione Studentesca torna a far parlare di sé con l’iniziativa in diverse città italiane, tra cui Bologna. Proprio qui nei giorni scorsi, davanti a diversi istituti scolastici sono comparsi volantini che rimandavano a un sondaggio online in cui si invitavano gli studenti a segnalare eventuali «docenti di sinistra che fanno propaganda». Il questionario ha suscitato immediate polemiche e critiche da più parti, alimentando il timore di una schedatura politica all’interno delle scuole.
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La risposta dei docenti bolognesi è arrivata attraverso un video diffuso sui social: insegnanti diversi, uno dopo l’altro, si presentano con nome, cognome e materia insegnata, dichiarando apertamente il proprio orientamento politico. «Sono di sinistra», affermano, rivendicando il diritto alla libertà di pensiero e di insegnamento.
L’iniziativa riprende quella di Giorgio Peloso Zantaforni, docente di Lettere del liceo Montale di San Donà di Piave, che per primo aveva realizzato un video simile in segno di protesta contro il sondaggio. Ora il format è stato adottato anche a Bologna, dando vita a un filmato che in poche ore ha iniziato a circolare ampiamente online.
«Non è un sondaggio neutro – spiegano gli insegnanti coinvolti – Il problema non è discutere della politicizzazione della scuola, ma il modo in cui la domanda è posta. Chiedere esplicitamente se esistono “docenti di sinistra che fanno propaganda” introduce una categoria politica precisa e stigmatizzante».
Azione Studentesca, dal canto suo, ha respinto le accuse, sostenendo che il questionario non richiedeva nomi e cognomi, ma soltanto la segnalazione di episodi.
Una spiegazione piuttosto risibile. «In contesti scolastici circoscritti è facile risalire alle persone. Non si tratta di un’indagine astratta, ma di una mappatura reale», osservano i docenti.
Gli insegnanti tengono inoltre a distinguere tra propaganda politica e discussione critica: «Affrontare temi complessi, anche esprimendo la propria opinione, fa parte del lavoro educativo. La propaganda è un’altra cosa, e non è ciò che avviene nelle nostre classi. Giudicare un docente per le sue idee politiche – aggiungono – rappresenta una deriva pericolosa».
Per i docenti bolognesi, la posizione è netta: «Non è una dichiarazione di voto, ma di principio. La scuola deve restare un luogo di confronto critico, non di schedatura politica».







