Modena e Bologna in rosso, Reggio Emilia in arancione scuro: sono le ultime misure, in vigore da domani, giovedì 4 marzo, che la Regione Emilia-Romagna, in accordo con i sindaci dei territori, ha preso per rafforzare il contrasto alla diffusione del Coronavirus. A presentarle, questa mattina, sono stati il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore alla Sanità, Raffaele Donini.

Zona rossa, la Regione punta il dito sulla variante inglese

I numeri dell’aggravamento dei contagi nelle ultime due settimana li fornisce l’assessore Donini e sono impietosi. Sono 24mila i casi registrati negli ultimi giorni, portando la media regionale a 341 contagi su 100mila abitanti. E i decessi sono stati 423.
Gli ospedali hanno raggiunto o superato le soglie di guardia, col il 40% dei posti Covid raggiunti e il 32% di saturazione delle terapie intensive, due punti sopra la soglia di attenzione.
Nel bolognese e nel modenese, inoltre, i dati sono ancora più gravi, con 425 casi per 100mila abitanti a Bologna e 477 a Modena e un incremento dei ricoveri che a Bologna, dal 22 al 28 febbraio, è passato da 477 a 641 persone. Non va meglio nelle terapie intensive, dove a Modena si registrano 47 ricoverati su 52 posti disponibili e a Bologna 80 ricoverati su 85 posti.

Il problema, sottolineano sia Donini che Bonaccini, è la variante inglese, che è diventata predominante in regione e che ha due caratteristiche: è più veloce nella diffusione e colpisce anche bambini e giovanissimi. «Sembra quasi un altro virus», osserva il presidente.
Negli ultimi 15 giorni i contagi registrati nelle scuole hanno fatto un sensibile balzo avanti, portando i casi a 18.197 dalla riapertura delle scuole. Nel solo mese di febbraio si sono registrati 651 focolai e le persone positive sono state, tra alunni e personale scolastico, 3716 nelle ultime due settimane.
«Già il 21 febbraio, quando siamo passati in zona arancione – ricorda Donini – ci siamo accorti che le misure non erano adeguate a contenere la variante inglese».

Gli esponenti della giunta regionale non nascondono la delusione per le scarse forniture di vaccini, che dal loro arrivo ad oggi hanno registrato costanti tagli. Sono 142.018 gli immunizzati in Emilia-Romagna, cioè coloro che hanno ricevuto entrambe le dosi dei vaccini, mentre coloro a cui è stata somministrata almeno una dose sono complessivamente 409.940, pari al 73% delle 559.350 dosi ricevute. Lo scarto si registra per la necessità di conservare la seconda dose per le persone che hanno già ricevuto la prima somministrazione.
A rilento, però, vanno le vaccinazioni del personale scolastico attraverso i medici di base. Se sono 77mila le dosi del vaccino AstraZeneca giunte in Emilia-Romagna, ben 50mila sono state distribuite ai medici di base, ma il personale scolastico finora vaccinato ammonta a sole 7.020 unità.

«Se questa crescita, che in particolare è avvenuta negli ultimi 10-15 giorni, non trova una risposta noi rischiamo di esserne travolti», mette in chiaro Bonaccini nell’annunciare il passaggio di Bologna e Modena in zona rossa e di Reggio Emilia in zona arancione scuro.
Lo stesso presidente dell’Emilia-Romagna osserva che venerdì prossimo, quando si riunirà il tavolo di regia nazionale, l’intera regione potrebbe passare in zona rossa, ma al momento non è dato saperlo.
Bonaccini insiste sulla velocità nell’adottare i provvedimenti restrittivi per fronteggiare l’aggressività della variante inglese, ma contemporaneamente fa sapere di avere chiesto al governo di risolvere i problemi connessi ai congedi parentali, che dovranno essere anche retroattivi, ai ristori e ai parametri per entrare o uscire dalle zone di rischio tenendo conto delle varianti.

Il presidente della Regione è poi tornato a parlare di maggiori aperture in contesti – «non certo la zona arancione o rossa» – in cui i livelli di rischio sono bassi. In particolare è tornato chiederle per attività culturali e sportive, non citando le cene che tante polemiche avevano sollevato nei giorni scorsi quando lo stesso Bonaccini aveva trovato un asse con il leader della Lega Matteo Salvini.

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